PAZIENTE ONCOLOGICO COSTRETTO A PERCORRERE 400 CHILOMETRI PER UNA PET: 440 EURO PER POTER EFFETTUARE L’ESAME

Ultimo aggiornamento: 8 Novembre 2026

Un uomo di 57 anni, affetto da una grave patologia oncologica, ha dovuto lasciare le Marche e raggiungere la provincia di Ravenna per sottoporsi a un esame diagnostico fondamentale per definire il proprio percorso terapeutico. Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione le criticità della sanità regionale, tra apparecchiature fuori uso e tempi di attesa incompatibili con le esigenze di pazienti particolarmente fragili.

La storia riguarda un paziente residente a Osimo, impegnato nella lotta contro due tumori. Per individuare le possibili opzioni terapeutiche, i medici hanno richiesto una PET, indagine necessaria per valutare il quadro clinico e verificare la possibilità di procedere con la radioterapia.
Le difficoltà sono emerse al momento della prenotazione. All’ospedale di Torrette, ad Ancona, il macchinario risultava guasto, mentre nella struttura di Macerata la prima disponibilità sarebbe stata a distanza di circa due mesi. Un’attesa considerata troppo lunga dalla famiglia, viste le condizioni di salute del paziente.
La moglie ha quindi cercato una soluzione fuori regione, riuscendo a ottenere un appuntamento presso una struttura sanitaria di Cotignola, in provincia di Ravenna, nel giro di pochi giorni.
Per raggiungere il centro diagnostico, tuttavia, è stato necessario organizzare un trasporto in ambulanza, effettuato dalla Croce Rossa. Il viaggio, tra andata e ritorno, ha comportato una spesa di 440 euro e circa 400 chilometri complessivi di percorrenza.
Un costo significativo per una famiglia già alle prese con le difficoltà legate a una grave malattia e con la necessità di garantire al proprio congiunto tutti gli accertamenti indispensabili.
La situazione clinica del 57enne rende particolarmente importante la tempestività degli esami. Le possibilità terapeutiche sarebbero infatti limitate: la chemioterapia non risulterebbe tollerabile e l’intervento chirurgico non sarebbe al momento praticabile. La radioterapia potrebbe invece rappresentare una possibile alternativa, ma soltanto dopo un’attenta valutazione del quadro clinico attraverso gli esami diagnostici necessari.
La vicenda evidenzia una problematica che riguarda non soltanto il singolo caso, ma più in generale l’accessibilità alle prestazioni sanitarie. La disponibilità delle apparecchiature, i tempi delle liste d’attesa e la necessità di rivolgersi a strutture fuori regione possono trasformarsi in ostacoli particolarmente pesanti per chi affronta un percorso oncologico.
A tutto questo si aggiunge il peso economico degli spostamenti, che rischia di gravare ulteriormente sulle famiglie già provate dalla malattia.
Il caso riporta dunque l’attenzione sulla necessità di garantire ai pazienti oncologici tempi diagnostici adeguati e servizi efficienti, affinché la possibilità di accedere a un esame fondamentale non dipenda dalla disponibilità di affrontare lunghi viaggi e spese aggiuntive.
Così la sanità non può andare avanti. Il Governo non stanzia i finanziamenti necessari, mentre la Regione, attraverso il suo assessore, continua a pubblicare post in cui sembra che tutto funzioni alla perfezione. Ma chi si trova concretamente ad affrontare il sistema sanitario pubblico si scontra, troppo spesso, con una realtà fatta di disservizi, apparecchiature guaste, liste d’attesa interminabili e difficoltà nell’accesso alle cure.
È proprio in questo scenario che si comprende perché la sanità privata continui ad arricchirsi: per tanti cittadini, infatti, finisce per rappresentare l’unica alternativa per ottenere una diagnosi in tempi ragionevoli e accedere alle cure necessarie. Una situazione che mette in discussione il diritto alla salute e che non può essere nascosta dietro post e comunicati dai toni rassicuranti.

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