NUOVE CARTE IN AULA: SLITTANO ALL’11 NOVEMBRE GLI INTERROGATORI DEI CINQUE INDAGATI NELL’INCHIESTA SULLA RICOSTRUZIONE
Dovevano comparire questa mattina davanti al giudice per le indagini preliminari, ma l’udienza è stata rinviata all’11 novembre. Slitta di alcuni giorni il confronto con cinque indagati nell’ambito della maxi-inchiesta sulla presunta corruzione e sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nei subappalti legati alla ricostruzione post terremoto. A determinare il rinvio è stata la produzione, da parte dei pubblici ministeri, di ulteriore documentazione investigativa, contenente elementi che fino a oggi non erano stati messi a disposizione delle difese. Una circostanza che ha reso necessario concedere ai legali più tempo per esaminare gli atti prima degli interrogatori preventivi.
Si tratta di un passaggio importante nell’iter giudiziario, perché al termine degli interrogatori il gip dovrà valutare le richieste di applicazione delle misure cautelari avanzate dalla Procura.
Due delle posizioni al centro dell’udienza riguardano la vicenda dell’ex complesso delle Monachette di Macerata, acquistato dall’Erdis con l’obiettivo di realizzare una residenza per studenti universitari. Secondo la ricostruzione degli investigatori, Andrea Intermesoli, che faceva riferimento alle società Avinstas e Mabi, proprietarie dell’immobile, avrebbe gestito un’operazione immobiliare particolarmente redditizia. L’edificio, acquistato prima del terremoto per circa due milioni di euro, sarebbe stato successivamente ceduto all’ente pubblico, dopo aver riportato danni a causa delle scosse, per una cifra di 3,3 milioni.
Per gli inquirenti, dietro l’operazione ci sarebbe stato un accordo economico che avrebbe previsto il riconoscimento di 350mila euro agli imprenditori Antonio Cervigni e Antonio Ezechielli. Una parte della somma, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe stata destinata anche a Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche, considerato dagli investigatori una figura centrale del presunto sistema di relazioni e affari oggetto dell’inchiesta.
Per Intermesoli la Procura ha sollecitato la custodia cautelare in carcere, ravvisando il pericolo che possano essere commessi nuovamente reati della stessa natura. Una valutazione contestata dal suo difensore, l’avvocato Paolo Giustozzi, secondo il quale non sussisterebbero i presupposti per disporre una misura restrittiva. «Vista l’attenzione mediatica per la vicenda – ha osservato il legale – sarebbe impossibile, anche volendo, reiterare un reato di questo genere».
Un’altra posizione significativa è quella di Michele Pompili, funzionario dell’Erdis, che aveva ricoperto il ruolo di responsabile unico del procedimento sia nella manifestazione di interesse sia nella successiva fase relativa alla ristrutturazione dell’immobile. I lavori erano stati affidati alla società REstEdile, riconducibile all’imprenditore Enrico Crucianelli.
Pompili è indagato per turbativa d’asta. Stando alla ricostruzione della Procura, avrebbe sperato di ottenere, in cambio del proprio coinvolgimento nell’operazione, la nomina a direttore generale dell’ente regionale per il diritto allo studio. Nei suoi confronti è stata avanzata una richiesta di arresti domiciliari. Resta da capire se, alla luce della nuova documentazione depositata dai pm, il funzionario deciderà di rispondere alle domande del giudice oppure di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Avevano invece manifestato la volontà di fornire chiarimenti già nella giornata di oggi i fratelli Giovanni e Francesco Pighi, rispettivamente commercialista e avvocato. Per entrambi la Procura ha chiesto il divieto temporaneo di esercitare la professione. Secondo l’impianto accusatorio, i due avrebbero fornito assistenza a Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli nella gestione e nel trasferimento dei presunti proventi illeciti, anche attraverso il ricorso a incarichi di consulenza che gli investigatori ritengono fittizi.
Il quinto indagato è Pasqualino Allocco, ritenuto dagli inquirenti coinvolto nel meccanismo che avrebbe ruotato attorno all’imprenditore edile Enrico Crucianelli. In particolare, la sua posizione riguarda il ruolo di amministratore di una società impegnata nei lavori in subappalto nei cantieri della ricostruzione, che secondo l’accusa avrebbe avuto collegamenti con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata. Anche per Allocco la Procura ha chiesto la custodia cautelare in carcere. L’indagato sarebbe stato disponibile a rispondere alle domande del giudice.
Il rinvio disposto per l’11 novembre allunga quindi i tempi della fase degli interrogatori preventivi e lascia ancora aperta la questione delle misure cautelari. La nuova documentazione acquisita dalla Procura dovrà essere esaminata dai difensori prima che il gip possa procedere con le audizioni e assumere le successive decisioni sulle richieste avanzate dagli inquirenti.




