I QUINDICI GIORNI DI FABIO PISTARELLI: DALLA VITA IN REGIONE ALLA CELLA DI MONTACUTO

Ultimo aggiornamento: 5 Novembre 2026

La sveglia alle 6.30, i pasti consumati in cella, le docce in comune senza acqua calda e gli spazi condivisi continuamente con altri detenuti. Poi, alle 19.30 in punto, le porte delle celle si chiudono e la giornata finisce. È la nuova quotidianità di Fabio Pistarelli, da quindici giorni detenuto nel carcere di Montacuto, ad Ancona. Superato il primo momento di profondo sconforto, l’ex capo di gabinetto della Regione Marche sembra aver ritrovato una certa determinazione e guarda al futuro con fiducia, convinto di poter dimostrare la propria estraneità alle contestazioni attraverso le iniziative difensive e una memoria alla quale sta lavorando da quando è entrato in carcere.

Sessantadue anni, originario di Macerata, avvocato e figura storica della destra marchigiana, Pistarelli ha alle spalle un lungo percorso politico. Militante del Fuan fin dagli anni universitari, è stato consigliere regionale per due legislature nelle file di Alleanza nazionale. Negli ultimi anni è rimasto vicino a Fratelli d’Italia, fino a ricoprire il ruolo di capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli durante la passata legislatura. Un incarico terminato bruscamente lo scorso dicembre, con un allontanamento che lo stesso Pistarelli avrebbe vissuto come una rottura improvvisa e dolorosa.

Dal 22 ottobre si trova in carcere con l’accusa di corruzione nell’ambito dell’inchiesta Ricostruzione, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e incentrata sulla gestione di importanti appalti pubblici e privati nelle aree del cratere sismico. Secondo l’ipotesi investigativa, Pistarelli avrebbe sfruttato la propria posizione per esercitare un controllo su alcune procedure di affidamento dei lavori, ottenendo in cambio compensi. Accuse che l’ex dirigente regionale respinge e alle quali sta preparando una risposta dettagliata.

L’arresto è arrivato nelle prime ore del mattino, quando i finanzieri del Gico, accompagnati dal sostituto procuratore Valeria Cigliola, lo hanno svegliato per eseguire il provvedimento cautelare. Da quel momento è iniziato il percorso all’interno del carcere di Montacuto, inizialmente nella sezione di prima accoglienza, dove vengono condotte le persone appena arrestate per reati di diversa natura.

Per Pistarelli l’impatto con la detenzione è stato particolarmente duro. I primi giorni sono stati segnati da pianto, smarrimento e grande sofferenza psicologica. Una realtà completamente diversa da quella alla quale era abituato, fatta di impegni professionali, incarichi istituzionali e relazioni politiche. A rendere ancora più difficile quel periodo sono arrivate anche le notizie dall’esterno. Attraverso gli aggiornamenti sulle vicende politiche, ha appreso delle dichiarazioni di Acquaroli, che aveva preso nettamente le distanze da lui, arrivando a parlare di tradimento. Parole che, secondo quanto emerge, avrebbero rappresentato un ulteriore motivo di amarezza.

Dopo la fase iniziale, Pistarelli ha chiesto e ottenuto il trasferimento nella sezione a media sicurezza. Qui le condizioni consentono una maggiore possibilità di movimento: le celle rimangono aperte dalle 9 alle 19.30 e i detenuti possono circolare nei corridoi, accedere agli spazi esterni quando previsto e utilizzare la palestra. Una libertà naturalmente limitata, ma che permette almeno qualche occasione di socialità.

L’ex capo di gabinetto, tuttavia, preferisce trascorrere gran parte del tempo in cella. Divide gli spazi con altri quattro detenuti, finiti in carcere per reati legati allo spaccio, e tende a limitare le uscite per evitare di attirare l’attenzione e, soprattutto, per concentrarsi sulla propria difesa. La scrittura della memoria è diventata il principale impegno delle sue giornate e, allo stesso tempo, uno strumento per reagire alla difficoltà della detenzione.

Fin dal momento dell’arresto ha infatti a disposizione l’ordinanza di custodia cautelare, un documento di 738 pagine contenente la ricostruzione degli investigatori, gli elementi raccolti e le intercettazioni richiamate dal giudice per le indagini preliminari Sonia Piermartini. Pistarelli sta affrontando il contenuto dell’atto punto per punto, ricostruendo la propria versione dei fatti. Ha chiesto alla direzione dell’istituto penitenziario carta e penna e dedica ogni giorno diverse ore alla stesura della memoria, con l’obiettivo di contestare le accuse e sostenere la propria innocenza.

Sul fronte giudiziario si attende ancora la comunicazione della data dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a pronunciarsi sulla richiesta di scarcerazione. Il suo difensore, l’avvocato Gabriele Cofanelli, non ha ancora ricevuto indicazioni sulla fissazione dell’udienza.

Nel frattempo, la permanenza a Montacuto significa anche confrontarsi con le difficoltà strutturali di un istituto penitenziario da tempo alle prese con problemi di sovraffollamento. Il carcere è stato progettato per accogliere 256 detenuti, ma attualmente ne ospita 349, tra cui circa un centinaio di cittadini stranieri. Una situazione che si accompagna a carenze nei servizi essenziali, a partire dalla disponibilità di acqua calda, compromessa dalla vetustà degli impianti.

Proprio nei giorni scorsi una delegazione composta da sette detenuti sottoposti al regime di alta sicurezza ha incontrato il garante regionale dei diritti dei detenuti, Giancarlo Giulianelli, per segnalare le criticità della struttura e protestare contro le condizioni di permanenza.

A Montacuto si trova anche un altro protagonista dell’inchiesta Ricostruzione: l’imprenditore edile maceratese Enrico Crucianelli, anch’egli detenuto nella sezione a media sicurezza. I due, tuttavia, non possono avere contatti: le disposizioni carcerarie impediscono qualsiasi incontro tra loro.

Per Pistarelli, dunque, le giornate scorrono tra la routine della detenzione e il lavoro sulla memoria difensiva. Una quotidianità lontanissima da quella vissuta fino a poche settimane fa negli uffici della Regione, ma che oggi rappresenta il terreno sul quale intende costruire la propria strategia per affrontare l’inchiesta e cercare di ottenere la scarcerazione.

 

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