EDILNOVA: 50 LAVORATORI SENZA STIPENDIO E SENZA LAVORO DOPO IL SEQUESTRO
Sono ancora i lavoratori a pagare le conseguenze del presunto sistema irregolare legato ai subappalti nella ricostruzione post-sisma. A lanciare l’allarme sono i sindacati di categoria Feneal-Uil, Filca-Cisl e Fillea-Cgil, che denunciano la difficile situazione dei dipendenti della Edilnova srl di Fabriano, coinvolta nell’inchiesta giudiziaria e sottoposta a sequestro impeditivo.
In origine i dipendenti erano 74, ma 24 sono riusciti nel frattempo a trovare un’altra occupazione. Per gli altri 50, in larga parte lavoratori stranieri, la situazione è diventata particolarmente critica: non possono proseguire la propria attività e non ricevono lo stipendio, anche a causa del blocco dei conti aziendali disposto nell’ambito del provvedimento giudiziario.
La società sarebbe riconducibile a Vincenzo Chiappalone, uno degli otto arrestati nell’ambito dell’indagine e imprenditore ritenuto vicino alla ‘ndrangheta dalla Direzione distrettuale antimafia. Secondo l’ipotesi investigativa, Chiappalone avrebbe utilizzato nel tempo diverse società, anche intestate a prestanome, per subentrare ad aziende in difficoltà economica e continuare a operare nel settore della ricostruzione.
Una parte consistente dei lavoratori oggi alle dipendenze di Edilnova proveniva dalla Esmeralda Costruzioni, società successivamente finita in liquidazione giudiziale. Le imprese avrebbero operato in subappalto in circa 200 cantieri riconducibili alla RestEdile di Enrico Crucianelli.
In una conversazione intercettata, lo stesso Crucianelli avrebbe fatto riferimento alla situazione debitoria accumulata da Esmeralda Costruzioni, parlando di oltre 400mila euro tra stipendi arretrati, contributi Inps e Inail e versamenti alla Cassa Edile. Nonostante le difficoltà della precedente società, secondo la ricostruzione investigativa, l’attività sarebbe proseguita attraverso la nuova Edilnova, che avrebbe continuato a lavorare nei cantieri di RestEdile.
Adesso il problema più urgente riguarda il futuro delle decine di persone rimaste senza reddito. La società è attualmente affidata all’amministrazione giudiziaria della commercialista Sabrina Salati, che nella giornata di ieri ha incontrato le organizzazioni sindacali per fare il punto sulla situazione.
Sul tavolo ci sono diverse questioni, a partire dalla possibilità di recuperare e liquidare le retribuzioni non corrisposte e di individuare strumenti di sostegno al reddito, attraverso l’eventuale attivazione degli ammortizzatori sociali.
L’amministratrice giudiziaria effettuerà inoltre le necessarie verifiche per valutare se sia possibile garantire la prosecuzione delle attività nei cantieri situati al di fuori del cratere sismico. Una prospettiva che potrebbe consentire ad almeno una parte dei dipendenti di tornare al lavoro.
Nel frattempo, per 50 famiglie resta l’incertezza: dopo il blocco dell’attività aziendale, i lavoratori si trovano a dover affrontare non soltanto la perdita dell’occupazione, ma anche l’assenza di entrate economiche e di garanzie immediate.




