COSTRETTA A PROSTITUIRSI CON LA PROMESSA DEL MATRIMONIO: 26ENNE CONDANNATO A 18 MESI
Un matrimonio promesso per conquistare la sua fiducia, poi lo sfruttamento e le minacce. Per circa due anni una giovane donna sarebbe stata costretta a prostituirsi da un 26enne, che le sottraeva tutti i guadagni e arrivò anche a obbligarla ad abortire dopo una gravidanza. Per l’uomo, nato a Roma e di origini albanesi, è arrivata la condanna a un anno e sei mesi di reclusione, pronunciata dal giudice Giovanni Manzoni del tribunale di Macerata.
Il giovane doveva rispondere delle accuse di induzione alla prostituzione e minacce per fatti avvenuti tra il 2018 e il 2020 tra Civitanova, Porto Sant’Elpidio e Porto Recanati.
La vicenda sarebbe iniziata dopo l’arrivo della ragazza in Italia, quando, poco più che ventenne, aveva conosciuto il 26enne. Lui si era presentato come commerciante di automobili, prospettandole un lavoro e la possibilità di sposarsi. Le promesse, secondo quanto ricostruito nel processo, si sarebbero però trasformate in una situazione di sfruttamento: la giovane sarebbe stata costretta a prostituirsi in appartamenti, alberghi e anche per strada, soprattutto nella zona di Porto Sant’Elpidio.
A gestire l’attività sarebbe stato proprio l’uomo, che pubblicava gli annunci, concordava gli incontri con i clienti e tratteneva l’intero ricavato. Ogni tentativo della ragazza di sottrarsi a quella condizione veniva contrastato con minacce sempre più pesanti. In un’occasione, stando alle contestazioni, il 26enne avrebbe anche utilizzato una pistola a piombini per intimidirla.
Successivamente l’uomo avrebbe avviato le pratiche per il matrimonio e si sarebbe trasferito con la giovane a Porto Recanati. La convivenza, tuttavia, non avrebbe messo fine allo sfruttamento. Al contrario, avrebbe continuato a costringerla a prostituirsi, prospettandole anche un futuro in Germania: una volta regolarizzati i documenti, le aveva detto, avrebbero potuto trasferirsi all’estero, dove l’attività sarebbe stata ancora più redditizia.
La situazione si sarebbe interrotta con l’arrivo del lockdown, nel 2020, quando la ragazza non era più in grado di esercitare la prostituzione e, di conseguenza, di garantire al compagno il denaro che pretendeva. A quel punto il giovane l’avrebbe lasciata, ma avrebbe continuato a perseguitarla con minacce, arrivando a dirle che le avrebbe reso la vita impossibile.
Dopo mesi di paura, nel gennaio successivo la donna aveva deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciarlo. Il procedimento si è concluso con la condanna a 18 mesi di reclusione, in linea con la richiesta avanzata dal pubblico ministero Stefano Lanari.
La vittima si è costituita parte civile, assistita dall’avvocato Francesco Mantella. Il giudice ha inoltre disposto che l’imputato, difeso dall’avvocato Vanni Vecchioli, le versi un risarcimento di 10mila euro.




