CARO GASOLIO, I PESCATORI FERMANO LE BARCHE: «COSÌ NON RIUSCIAMO PIÙ AD ANDARE AVANTI»
Le barche restano ormeggiate nel porto di Ancona, con i motori spenti e gli equipaggi a terra. La protesta contro il caro gasolio coinvolge le marinerie di tutta Italia e anche quelle marchigiane hanno aderito alla giornata di mobilitazione nazionale, lasciando i pescherecci legati alle bitte del Mandracchio. Al centro della contestazione c’è il costo del carburante, diventato ormai insostenibile per un settore che da anni deve fare i conti con spese crescenti, difficoltà economiche e un mare sempre meno generoso.
La mobilitazione era stata annunciata proprio ad Ancona lo scorso 22 settembre ed è stata confermata il 13 ottobre a Roma, durante l’incontro con il sottosegretario alla Pesca, La Pietra. Al tavolo era presente una delegazione composta da rappresentanti di 43 marinerie italiane. Nonostante il confronto sia stato giudicato collaborativo, la categoria ha deciso di confermare il fermo.
Il problema più urgente resta il prezzo del gasolio, passato da 65 centesimi a 1,20 euro al litro dopo il conflitto nel Golfo. Un rincaro che mette a rischio la sostenibilità economica delle uscite in mare.
«Stiamo lavorando all’osso – spiega Apollinare Lazzari, presidente dell’Associazione produttori pesca Ancona –. Se il costo del petrolio non scende non c’è nulla da fare. Io a bordo ho otto persone e 5mila euro di spese al giorno: come faccio ad andare avanti se il Governo non ci aiuta?».
Gli interventi economici, secondo gli operatori, non sono sufficienti a risolvere una crisi che si trascina da tempo. I contributi possono offrire un sostegno momentaneo, ma non compensano l’aumento strutturale dei costi di gestione. Anche i ritardi nell’erogazione dei fondi rappresentano un ulteriore motivo di preoccupazione.
«Lo Stato assegna alla Regione i fondi che devono essere poi devoluti ai pescatori – sottolinea Gianni Ciarrocchi, pescatore e armatore –. Al momento abbiamo ricevuto solo i rimborsi relativi al fermo biologico 2024, ma degli anni successivi ancora niente».
La Regione dispone di risorse attraverso il Feampa, il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura, destinato a sostenere specifici interventi nel comparto. Per accelerare le procedure, i pescatori hanno chiesto un incontro al presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, sollecitando l’attivazione dei bandi ancora in essere.
Il tempo, però, stringe. Le previsioni degli operatori delineano uno scenario preoccupante, con possibili ripercussioni sull’occupazione e sull’attività delle imbarcazioni.
«Abbiamo fatto una stima dei costi – aggiunge Lazzari – e, se questa situazione va avanti così, anche con gli aiuti potremo arrivare sino a gennaio-febbraio 2027. Poi dovremo ridurre le ore di pesca e licenziare i marinai».
A rendere ancora più difficile la situazione è l’incertezza dei ricavi. Non tutte le uscite garantiscono una stiva piena e, quando le condizioni del mare impediscono di prendere il largo, gli armatori devono comunque sostenere i costi del personale. A questo si aggiunge la progressiva riduzione delle risorse ittiche nell’Adriatico, che rende sempre più complicato assicurare entrate sufficienti a coprire le spese.
«Non riusciamo ad andare avanti – afferma Ernesto Gaetani, pescatore –. Stiamo cercando di tenere botta a un aumento che è insostenibile. La mia barca consuma 2.500 litri al giorno: il carburante rappresenta l’80% delle nostre spese. Non possiamo andare avanti solo con il credito d’imposta».
Le conseguenze, avverte Gaetani, rischiano di ripercuotersi anche sui lavoratori imbarcati. «I marinai, che guadagnano in percentuale sull’utile, si trovano con stipendi bassissimi e prima o poi ci lasceranno. Se ci fermiamo, si ferma un indotto che vale milioni di euro».
Ad Ancona sono 35 le imbarcazioni dedite alla pesca. Accanto all’emergenza carburante, la marineria deve affrontare anche la difficoltà di attrarre nuove generazioni verso un mestiere impegnativo e sempre meno remunerativo.
«Non è facile fare questo lavoro – evidenzia Mattia Micucci, giovane pescatore –. Oltre alla grande fatica, si aggiunge il problema del gasolio. Servono aiuti di Stato, ma tamponare non basta».
Sulla stessa linea Nicolas Emili, giovane comandante di un peschereccio, che richiama l’attenzione sulla necessità di interventi concreti e immediati. «Ci uniamo agli agricoltori e ai camionisti che stanno facendo sciopero per il caro gasolio. Questa impennata dei costi può essere affrontata solo con l’aiuto del Governo, attraverso incentivi e sconti sui prezzi. Siamo costretti a uscire per garantire le paghe ai marinai e avere liquidità per sostenere le spese, ma lo stiamo facendo senza guadagno».
Il fermo nazionale è stato organizzato di giovedì proprio per limitare i disagi alla popolazione. I pescatori hanno infatti voluto evitare che la protesta si traducesse in una mancanza di prodotto fresco per i cittadini e per i ristoratori.
Una scelta che testimonia la volontà di tutelare il servizio offerto alla comunità, pur nella consapevolezza di una crisi che rischia di diventare insostenibile. Nel porto dorico, intanto, i pescherecci restano fermi e gli operatori chiedono risposte rapide: senza una riduzione del costo del carburante e misure strutturali di sostegno, il futuro della pesca adriatica appare sempre più incerto.




