RICOSTRUZIONE: CORRUZIONE E CRIMINALITÀ

Ultimo aggiornamento: 22 Ottobre 2026

È il mondo dell’edilizia e della politica maceratese a finire sotto i riflettori nell’operazione “Ricostruzione”, l’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona e condotta dalla Guardia di Finanza su presunti illeciti negli appalti pubblici e nei lavori legati alla ricostruzione post-terremoto del 2016. Tra gli otto arrestati figurano Enrico Crucianelli, presidente provinciale di Ance Macerata, e Fabio Pistarelli, avvocato maceratese esponente dei Fratelli d’Italia ed ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli ed ex consigliere regionale .
Il bilancio dell’operazione comprende 51 persone indagate e il sequestro di beni e disponibilità finanziarie per oltre 57 milioni di euro. Le indagini hanno interessato diverse province italiane, con più di 50 perquisizioni e acquisizioni documentali.
Uno dei capitoli centrali dell’inchiesta riguarda presunte condotte corruttive nell’affidamento di appalti pubblici banditi dalla Regione Marche, dall’ERDIS, l’ente regionale per il diritto allo studio, e dall’Università di Camerino.
Secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe esistito un sistema di rapporti tra imprenditori e soggetti inseriti in ambienti istituzionali e amministrativi, finalizzato a condizionare le procedure di affidamento delle commesse pubbliche.
In questo filone si colloca la posizione di Fabio Pistarelli, già capo di gabinetto del governatore Francesco Acquaroli, incarico dal quale si era dimesso nel dicembre 2025. A suo carico viene contestata l’ipotesi di corruzione. Tra gli elementi al vaglio degli investigatori figurano presunti pagamenti per complessivi 105 mila euro, parte in contanti e parte attraverso lavori di ristrutturazione edilizia della propria casa.Pistarelli avrebbe un ruolo chiave per la funzione che svolgeva.
Anche questi aspetti fanno parte della ricostruzione degli inquirenti e dovranno essere verificati nel corso del procedimento giudiziario.
L’altro nome di primo piano per il territorio maceratese è quello di Enrico Crucianelli, imprenditore edile, titolare della Crucianelli Restedile e presidente di Ance Macerata.
La sua posizione rientra nel filone dell’indagine relativo ai presunti rapporti tra il sistema dei subappalti nella ricostruzione post-sisma e soggetti ritenuti vicini alla criminalità organizzata. Nei suoi confronti viene contestata l’ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo gli investigatori, alcuni lavori legati alla ricostruzione privata sarebbero stati affidati in subappalto anche a imprese o soggetti collegati ad ambienti criminali calabresi e campani. L’inchiesta mira a ricostruire i passaggi attraverso i quali tali soggetti avrebbero potuto inserirsi nella filiera dei lavori, aggirando i controlli antimafia.
Le contestazioni sono distinte: a Pistarelli viene contestata la corruzione nel filone degli appalti pubblici, mentre la posizione di Crucianelli riguarda le ipotesi relative ai rapporti con la criminalità organizzata.
L’indagine non si limita al territorio maceratese. Le attività investigative hanno coinvolto le province di Ancona, Macerata, Pesaro-Urbino e Fermo, oltre a territori di altre regioni, tra cui Roma, Caserta, Napoli, Reggio Calabria, Modena, Terni, Chieti, Treviso e Piacenza.
Complessivamente sono stati impegnati circa 230 militari della Guardia di Finanza. Il quadro investigativo comprende anche presunte truffe aggravate finalizzate all’ottenimento di finanziamenti pubblici destinati agli interventi sugli edifici danneggiati dal terremoto del 2016.
Secondo l’accusa, parte dei lavori sarebbe stata successivamente subappaltata a soggetti collegati alla criminalità organizzata di matrice calabrese e campana, con riferimenti investigativi anche ad ambienti della ’ndrangheta e della camorra.
Il terzo ambito degli accertamenti riguarda i presunti meccanismi fiscali e finanziari utilizzati per ottenere e gestire le risorse pubbliche. Gli investigatori ipotizzano un sistema di fatture false per circa otto milioni di euro, accompagnato da restituzioni di denaro in contanti.
Le contestazioni comprendono, a seconda delle singole posizioni, ipotesi di frode fiscale, bancarotta fraudolenta e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
L’obiettivo dell’inchiesta è ricostruire la gestione delle commesse, i rapporti tra imprese e pubblici ufficiali e l’eventuale presenza di interessi criminali nella filiera degli appalti.
L’operazione “Ricostruzione” riporta così al centro dell’attenzione la tutela delle risorse destinate ai territori colpiti dal sisma e la necessità di garantire trasparenza nell’impiego dei finanziamenti pubblici.
Le otto misure cautelari in carcere, le 51 persone indagate e i sequestri per oltre 57 milioni di euro rappresentano il bilancio dell’attività investigativa. Le responsabilità individuali dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.

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