È MORTO GIULIANO ALBERTO ANGELINI. IL RICORDO DEL FIGLIO DANIELE MARIA: «DEVO TUTTO A LUI»

Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2026

È morto Giuliano Alberto Angelini, padre di Daniele Maria Angelini. Avrebbe compiuto 97 anni il prossimo 9 gennaio. Una vita dedicata al lavoro, alla famiglia e alla professione farmaceutica, senza mai dimenticare le proprie radici marchigiane. A ricordarlo con profonda commozione è il figlio Daniele Maria, che ne ripercorre il cammino umano e professionale, tra sacrifici, successi e gesti di generosità.

«Con mio padre se ne va un uomo di altri tempi», racconta Daniele Maria Angelini, ricordando un uomo orgoglioso di essere nato in un piccolo paese del Fermano, luogo al quale era profondamente legato e dove amava trascorrere il tempo libero lontano dagli impegni lavorativi.

Settimo di nove fratelli, rimasto orfano di padre a soli 15 anni, Giuliano Alberto Angelini aveva saputo affrontare le difficoltà della vita con determinazione. Un percorso di sacrifici che lo portò a diplomarsi al liceo a Roma e successivamente a laurearsi in Farmacia all’Università di Camerino, anche grazie al sostegno dello zio Francesco Angelini, fondatore dell’azienda farmaceutica Angelini.

La sua carriera professionale lo portò in diverse città italiane. Dopo le prime esperienze nelle Marche, tra la provincia di Ancona e Arcevia, approdò a Bari, dove riuscì a rilanciare una farmacia che attraversava un periodo difficile, trasformandola in una realtà di grande rilievo. Successivamente si trasferì a Roma, dove contribuì alla creazione e allo sviluppo di diverse farmacie, costruendo nel tempo una solida esperienza imprenditoriale.

Un percorso che ebbe un’importanza decisiva anche nella vita del figlio. «È stato lui ad aiutarmi e a volere che tornassi nelle Marche, prendendo una farmacia a Civitanova Marche. Ecco perché dico che devo tutto a lui», ricorda Daniele Maria Angelini, che inizialmente avrebbe preferito rimanere a Roma. Una scelta che, con il tempo, si è rivelata fondamentale: Civitanova è diventata la città in cui ha vissuto più a lungo.

Giuliano Alberto Angelini non fu soltanto un professionista affermato. Nella sua vita ci fu spazio anche per l’impegno politico. Da giovane aveva avuto un’esperienza socialista nella provincia di Ancona, mentre successivamente si candidò alle elezioni provinciali a Bari con il Partito Repubblicano. Una scelta che, all’epoca, provocò anche qualche tensione familiare, considerato che lo zio Francesco Angelini era sindaco repubblicano di Ancona.

Ma il tratto che emerge con maggiore forza dal ricordo del figlio è la disponibilità verso gli altri. A Bari come a Roma, Angelini era sempre pronto ad aiutare parenti, amici e persone provenienti dalle Marche. Quando incontrava qualcuno originario del suo paese o dei centri vicini, non esitava a offrirgli un pranzo e a mettersi a disposizione.

«Era una persona che ha aiutato tanta gente», sottolinea il figlio, descrivendolo come un protagonista di una società in cui il senso di appartenenza, l’ospitalità e i legami umani avevano un valore speciale.

Fino a pochi mesi fa aveva continuato a lavorare in farmacia, indossando il camice bianco e restando fedele alla professione che aveva segnato tutta la sua esistenza. Il lavoro non era soltanto un mestiere, ma una parte essenziale della sua identità, alla quale non aveva voluto rinunciare neppure in età avanzata.

Ora, però, resta soprattutto il dolore di un figlio che perde il padre e ripensa agli ultimi momenti trascorsi insieme. Daniele Maria racconta di una telefonata recente, durante la quale Giuliano Alberto, uomo descritto come forte e poco incline a manifestare apertamente i propri sentimenti, gli aveva rivolto parole particolarmente preziose.

«L’altra sera mi ha chiamato e, mentre parlavamo, mi ha detto: “Ti voglio bene, Daniele”. Non me l’aveva mai detto così. Gli ho risposto: “Anch’io ti voglio bene, babbo”».

Un dialogo semplice, diventato oggi un ricordo indelebile. Il padre gli aveva anche chiesto di andare a trovarlo a Roma, invitandolo a non preoccuparsi degli spostamenti e suggerendogli di prendere un autista, sapendo che anche per il figlio viaggiare era diventato faticoso. Un’ultima premura, un gesto d’affetto che assume ora un significato ancora più profondo.

La mattina seguente, Giuliano Alberto Angelini se n’è andato.

«Lascia un vuoto nel mio cuore», confida Daniele Maria. Con la sua scomparsa se ne va una figura legata a un mondo fatto di lavoro quotidiano, sacrificio, solidarietà e radici mai dimenticate. Un uomo che ha attraversato quasi un secolo di storia mantenendo saldo il legame con la propria terra e con le persone che incontrava lungo il cammino.

Per il figlio Daniele Maria, oltre ai successi professionali e agli insegnamenti ricevuti, resteranno soprattutto la gratitudine per quanto ha fatto per lui e quelle ultime parole, tanto attese quanto preziose: «Ti voglio bene».

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