AGRICOLTURA ALLO STREMO, CIA MARCHE LANCIA L’ALLARME: «COSTI RADDOPPIATI E PREZZI IN CALO, LE AZIENDE NON CE LA FANNO PIÙ»

Ultimo aggiornamento: 21 Ottobre 2026

Agricoltura sempre più in difficoltà, tra costi di produzione in aumento, prezzi di vendita in calo e prospettive incerte per migliaia di aziende. È l’allarme lanciato da Cia-Agricoltori Italiani delle Marche, presente il 20 ottobre a Roma alla mobilitazione nazionale davanti a Montecitorio, dal titolo «I conti non tornano. Tutto a carico di agricoltori e cittadini».

A guidare la delegazione marchigiana, insieme ai rappresentanti di Toscana, Campania e Sardegna, il presidente regionale Alessandro Taddei, che ha descritto una situazione ormai insostenibile per il comparto agricolo.

«Siamo allo stremo. I prezzi del gasolio, dei concimi e delle sementi sono raddoppiati, mentre quelli di vendita dei nostri prodotti sono calati. Se già l’anno scorso non riuscivamo a fare reddito, quest’anno siamo ancora più in difficoltà. Non abbiamo più certezze sul nostro futuro», ha dichiarato Taddei, chiedendo alle istituzioni di intervenire con misure concrete a sostegno delle imprese.

La mobilitazione è stata organizzata attraverso sei giornate di presidio nell’arco di due settimane, con l’obiettivo di mantenere alta l’attenzione sulle difficoltà del settore. «Non volevamo concentrare tutto in un evento che rischiasse di finire subito nel dimenticatoio», ha spiegato il presidente di Cia Marche, annunciando che la prossima settimana l’ufficio di presidenza valuterà le successive iniziative.

L’appello è rivolto anche ai parlamentari e ai consumatori. «Se i prezzi aumentano sugli scaffali, non è colpa nostra: noi lavoriamo sotto reddito», ha sottolineato Taddei, evidenziando la distanza sempre più marcata tra i costi sostenuti dagli agricoltori, i compensi riconosciuti alla produzione e i prezzi finali pagati dalle famiglie.

Le difficoltà riguardano l’intero territorio regionale e coinvolgono aziende di ogni dimensione. Sabina Pesci, presidente di Cia Pesaro-Urbino, ha denunciato l’impossibilità per molte imprese di proseguire l’attività e garantire, allo stesso tempo, il sostentamento delle proprie famiglie. L’aumento dei costi delle materie prime e delle spese di gestione mette a rischio la continuità aziendale, con conseguenze che potrebbero estendersi ben oltre il mondo agricolo.

La chiusura delle imprese, infatti, significa anche meno produzione alimentare, perdita di posti di lavoro e indebolimento dell’economia nazionale.

Sulla stessa linea Matteo Carboni, presidente di Cia Ascoli-Fermo-Macerata, che ha evidenziato come il peso della crisi energetica non possa essere scaricato esclusivamente sugli agricoltori e sui consumatori. I primi sono costretti a produrre sostenendo costi sempre maggiori e vendendo a prezzi meno remunerativi; i secondi devono fare i conti con rincari che incidono direttamente sui bilanci familiari.

Una dinamica che rischia di alimentare un circolo vizioso fatto di chiusure aziendali, abbandono delle aree interne e progressiva perdita di presidio del territorio, con ripercussioni sull’economia locale, sulla tutela ambientale e sulla tenuta delle comunità.

Anche Franco Gianangeli, presidente di Cia Ancona, ha richiamato l’attenzione sulle difficoltà delle famiglie, strette tra redditi agricoli insufficienti e aumento dei prezzi al consumo. «Siamo qui per manifestare il nostro disappunto, ma anche la disponibilità a discutere soluzioni. Redistribuire il reddito lungo tutta la filiera è una necessità da affrontare in tempi brevissimi», ha affermato.

La protesta ha aperto anche un confronto sulle risposte politiche necessarie per affrontare l’emergenza. Antonio Baldelli, parlamentare di Fratelli d’Italia, ha espresso solidarietà agli agricoltori italiani e marchigiani, riconoscendo il problema della crescente distanza tra i prezzi all’origine e quelli al consumo.

Baldelli ha richiamato i provvedimenti adottati dal Governo nazionale e l’attenzione dimostrata dal presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e dalla Giunta regionale attraverso misure mirate, pur riconoscendo che il lavoro da fare resta ancora significativo.

Di segno diverso le valutazioni dei parlamentari del Partito democratico Irene Manzi e Augusto Curti, che hanno chiesto interventi immediati contro il caro energia e l’aumento dei carburanti. Tra le proposte indicate figurano un tetto dinamico ai prezzi, il meccanismo delle accise mobili e la tassazione degli extraprofitti delle società energetiche.

I due esponenti marchigiani hanno inoltre sollecitato un’azione a livello europeo per contrastare il prospettato taglio del 20% alle risorse della Politica agricola comune (Pac). Secondo i parlamentari, la tutela del Made in Italy e la salvaguardia di un comparto strategico per l’occupazione e le nuove generazioni richiedono interventi più incisivi, capaci di rispondere alla condizione di difficoltà denunciata dalle imprese.

Solidarietà alla mobilitazione è arrivata anche da Giorgio Fede, parlamentare del Movimento 5 Stelle, che attraverso un videomessaggio ha chiesto risposte concrete al caro carburanti, sottolineando le ricadute della crisi non soltanto sull’agricoltura, ma anche sulle marinerie e sul settore dei trasporti. Tra le soluzioni indicate, una diversa gestione dell’emergenza e misure per contenere i prezzi.

Dal presidio romano, Cia Marche ha rilanciato le proprie priorità: garantire prezzi remunerativi agli agricoltori, introdurre un credito d’imposta sul gasolio agricolo, contrastare le pratiche commerciali sleali e difendere le risorse destinate alla Politica agricola comune.

L’obiettivo è impedire che l’aumento dei costi di produzione continui a erodere i margini delle aziende, compromettendo la capacità di investire, programmare il futuro e assicurare la continuità delle attività.

La questione, sottolinea l’organizzazione, non riguarda soltanto il reddito degli agricoltori. In gioco ci sono la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari, il potere d’acquisto delle famiglie, l’occupazione e la sopravvivenza economica delle aree rurali.

Il messaggio lanciato da Roma è netto: senza un riequilibrio della filiera agroalimentare e interventi capaci di alleggerire il peso dei costi, molte aziende rischiano di non riuscire a proseguire la propria attività. Per Cia Marche, sostenere l’agricoltura significa difendere non soltanto chi produce, ma anche i cittadini che acquistano i prodotti e i territori che vivono grazie al lavoro delle imprese agricole.

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