IL TEMPO DELLA RESPONSABILITÀ ARRIVERÀ

Ultimo aggiornamento: 16 Ottobre 2026

Al Consiglio comunale nessuna sorpresa: il sindaco supera indenne la mozione di sfiducia, tutto va secondo il copione già scritto

Ieri sera, alle 20.30, c’era già un bel gruppone di persone che aspettava che si aprissero le porte del Comune, perché a Civitanova si celebrava l’epocale evento, atteso, o temuto, da anni, della votazione della mozione di sfiducia al primo cittadino, Fabrizio Ciarapica. Una tale folla non si registrava da anni alle sedute del Consiglio comunale, di solito frequentate da sette, otto aficionados, e gli stessi agenti della Polizia municipale sembravano sorpresi e anche un po’ disorientati da tutta quella gente. Quando mai c’è stata così tanta attenzione per un evento politico di solito disertato e considerato mortalmente noioso? Eh, ieri sera c’era odore di sangue, perché vedere il potente di turno cadere in diretta streaming e tornare ad essere un poveraccio come tutti noi, dà sempre quel brivido perverso di soddisfazione che molti speravano in cuor loro di provare.
Che si sarebbe trattato di uno spettacolo interessante, lo si è capito subito quando in mezzo alla plebe in trepidante attesa sul marciapiede davanti all’ingresso, sono comparsi sei personaggi nerovestiti e ben dotati di muscoli: formidabili bodyguard ingaggiati dall’avvocato Alberto Feliziani che hanno subito suscitato sorpresa e interesse da parte dei cittadini in attesa che si guardavano l’un l’altro perplessi e con il dubbio di aver sbagliato l’outifit prevalente per la storica occasione, ovvero jeans e sneakers.
Appena entrati in quella che dovrebbe essere la più alta e democratica istituzione cittadina, ovvero la sala del Consiglio comunale, si è materializzato a favore di fotografi e telecamere presenti in quantità, il primo atto della commedia prevista: lo scontro, a muso duro, tra Paolo Biancucci e il citato Feliziani, che, allontanate le guardie del corpo stavano per procedere a singolar tenzone, con tanto di appuntamento fuori aula per darsele di santa ragione, come uomini duri e puri, perbacco! Naturalmente si è evitato il peggio grazie al tempestivo intervento delle forze dell’ordine, che hanno calmato gli animi, e tutto è rientrato nella norma, si fa per dire, della seduta.
L’altro protagonista della serata è stato il numeroso pubblico: mai neutro, mai silenzioso, molto poco attento, era chiaramente un mix di opposte tifoserie che applaudivano e sostenevano gli interventi dei propri beniamini come se invece dell’assise comunale fossero allo stadio. Ed è qui che lo spettacolo si è fatto sublime: tutti ad aspettare, per più di tre ore, che accadesse qualcosa di eclatante, tutti a lamentarsi del numero eccessivo di interventi, tutti a fischiare e a dire “basta” e “votate”, poi al momento effettivo della chiamata nominale per la votazione della mozione nessuna sorpresa, tutto è andato come previsto, come era stato detto e scritto nei giorni precedenti: 11 voti a favore della mozione, 7 contrari e 6 astenuti. Il sindaco è rimasto felicemente al suo posto, pronto a spiccare il volo per Roma, se gli va bene, grazie al generale Vannacci, nelle cui braccia si è precipitato dopo la seconda, sonora, bocciatura alle regionali.
Nel corso della serata abbiamo assistito a prove di spericolate doti di retorica e coerenza logica da parte di molti dei consiglieri comunali: a cominciare dal capogruppo dei Fratelli d’Italia, Andrea Ruffini, che più di tutti ha cannoneggiato il povero sindaco, con cui ha governato insieme per nove anni. Trattato come “traditore” della coalizione, “esempio di sindaco autoreferenziale che si commissaria da solo”, accusato di aver utilizzato un metodo di governo fallimentare soprattutto sui due temi fondamentali della sicurezza e dell’urbanistica, insomma condannato politicamente in tutte le maniere possibili è stato naturalmente lasciato al suo posto, grazie alla coraggiosa scelta dell’astensione, benché “dimezzato” e “appeso a un filo”. Altro intervento lineare quello della liberal democratica Silvia Squadroni, di Siamo Civitanova, la quale dopo anni di guerra a Ciarapica aveva un solo problema: non permettere all’arcinemica lista di Vince Civitanova di “rifarsi della verginità politica”, affossando un sindaco inviso alla sua stessa maggioranza e a una parte consistente della cittadinanza, perché “il fine” condiviso, di mandare a casa Ciarapica, “non giustifica i mezzi”, ovvero votare insieme a consiglieri sgraditi.
Particolarmente coerente con se stesso e con i suoi rivendicati successi, il primo cittadino e i consiglieri Fontana (Forza Italia), Pollastrelli e Polverini (Lega), Pierpaolo Turchi (Futuro nazionale) e Gianuca Crocetti (Civitanova Unica). Tutti i consiglieri della minoranza di Centro sinistra e Vince Civitanova hanno mantenuto compatti le loro posizioni sulla sfiducia, tranne la Squadroni di cui sopra; Nicolò Renzi, che pure aveva firmato la mozione, non si è presentato.
Del bene e del futuro della città i consiglieri hanno parlato ben poco, dei propri problemi e dei propri rancori politici, pure troppo. I giovani presenti erano pochissimi, ma uno di loro, il consigliere Giuseppe Lepretti di Siamo Civitanova, che ha votato a favore della mozione di sfiducia, ha fatto uno dei discorsi più belli, che terminava così: “Io non so cosa accadrà stasera. Però vorrei dire, specie ai più giovani, i quali si stanno impegnando perché vogliono spazio, ascolto e occasioni, che Civitanova è una città che guarda all’alba. Dopo tanto buio il nuovo giorno sta arrivando. Soltanto voi potete essere il chiarore, il colore, l’energia del nuovo giorno. Dovete essere voi a indirizzare il fare amministrativo perché siete voi per primi che affronterete le conseguenze delle scelte amministrative che devono essere compiute nel vostro esclusivo interesse. Per rinascere avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza, di tutto il vostro entusiasmo e di tutta la vostra forza. E come diceva Gramsci, anche se tutto è o pare perduto, è necessario rimettersi tranquillamente all’opera, ricominciando dall’inizio. Al mio ultimo intervento ho citato Sant’Agostino: dopo il tempo dell’indignazione, del coraggio e della speranza, verrà quello della responsabilità”.

Rebecca Cerretani

generali
generali
generali