«BLA BLA BLA», MA DOV’È FINITO IL DECORO? UN CITTADINO SCRIVE ALLA REDAZIONE DOPO IL CONSIGLIO COMUNALE
Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un cittadino che esprime amarezza per quanto accaduto a Palazzo Sforza durante il Consiglio comunale sulla mozione di sfiducia al sindaco Fabrizio Ciarapica.
Bla bla bla. (La foto inviataci e pubblicata è di Cronache Maceratesi). È questa, secondo me, la sintesi di quanto è andato in scena a Palazzo Sforza durante l’ultimo Consiglio comunale. Una seduta che avrebbe dovuto rappresentare un momento importante di confronto politico e di assunzione di responsabilità nei confronti della città, ma che rischia di lasciare soprattutto un senso di amarezza e delusione.
Il sindaco Ciarapica è rimasto in carica dopo che la mozione di sfiducia non ha raggiunto i voti necessari per essere approvata. Un risultato che, al di là dell’esito formale, racconta una situazione politica tutt’altro che solida: i voti favorevoli alla sfiducia sono stati 11, mentre sei consiglieri si sono astenuti e altri sette hanno votato contro. A consentire al sindaco di superare questo passaggio è stato quindi un quadro consiliare che non ha restituito l’immagine di una maggioranza compatta e convinta.
In sostanza, soltanto sei consiglieri, oltre al sindaco stesso, hanno espresso un voto contrario alla sua sfiducia. Un dato politico che avrebbe meritato una riflessione seria e approfondita, soprattutto da parte di chi ha la responsabilità di guidare una città di oltre 40.000 abitanti.
E allora viene spontaneo chiedersi: è davvero questo il modo di intendere la politica e il rispetto dovuto ai cittadini?
A lasciare perplessi, poi, è la fotografia del sindaco in mezzo a un gruppo di persone con indosso una maglietta con la scritta «Bla bla bla». Un’immagine che, nel contesto di una giornata politicamente delicata, appare quantomeno inopportuna e che rischia di alimentare la distanza tra istituzioni e cittadini.
Mi domando: è questa la risposta del primo cittadino a quanto accaduto in Consiglio comunale? È questa la considerazione che riserva ai consiglieri che hanno espresso critiche, perplessità e giudizi severi sulla sua amministrazione?
È questa la risposta anche agli esponenti di Fratelli d’Italia, che nel corso del dibattito hanno rivolto pesanti contestazioni politiche alla sua gestione?
Tutto ridotto a un «bla bla bla»?
Mentre in aula si discuteva della tenuta dell’amministrazione e del futuro della città, fuori dal confronto istituzionale si finisce per dare spazio a immagini e messaggi che possono essere interpretati come una banalizzazione di una vicenda tutt’altro che leggera.
Perché quella non era una riunione tra amici, né una discussione da bar. Era una seduta del Consiglio comunale, la massima assemblea rappresentativa della città, nella quale ogni consigliere esercita un mandato ricevuto dagli elettori.
Si può non condividere una critica. Si può respingere una mozione di sfiducia. Si può difendere il proprio operato. Ma le parole pronunciate in quella sede meritano comunque rispetto, anche quando provengono da chi esprime posizioni diverse.
Mi sarei aspettato che, al termine di una serata politicamente così significativa, il sindaco si interrogasse sulle ragioni delle divisioni, sul rapporto con i propri alleati e sulle conseguenze per il governo della città.
Invece, quella fotografia sembra suggerire una risposta ben diversa: avete parlato, avete criticato, avete contestato, ma per noi sono soltanto chiacchiere.
E viene da chiedersi quale considerazione abbia il sindaco non soltanto dei suoi avversari politici, ma anche di quegli alleati che, nel corso della seduta, hanno espresso apertamente il proprio dissenso. E soprattutto quale messaggio intenda trasmettere ai cittadini che hanno assistito a un dibattito così importante per il futuro della propria città.
Qui non si tratta di stabilire chi abbia vinto o perso una battaglia politica. Si tratta di capire quale idea di responsabilità pubblica si voglia trasmettere. Civitanova ha problemi concreti, questioni amministrative da affrontare e cittadini che si aspettano risposte, non fotografie che rischiano di trasformare una crisi politica in una sorta di siparietto.
La politica può essere fatta di scontri, ironia e anche provocazioni. Ma esiste un limite oltre il quale il messaggio che arriva alla comunità diventa quello sbagliato. E quel limite dovrebbe essere il rispetto per il ruolo ricoperto e per le persone che si rappresentano.
Perché il Consiglio comunale non è il luogo delle chiacchiere. È il luogo della democrazia, del confronto e della rappresentanza dei cittadini. E quando un sindaco può contare sul voto contrario alla sfiducia di appena sei consiglieri, credo che il primo pensiero dovrebbe essere rivolto alla città e alla responsabilità di amministrarla.
Una fotografia, naturalmente, non può raccontare da sola tutte le intenzioni di chi vi compare. Ma il messaggio che trasmette, soprattutto per il momento in cui è stata scattata, merita una riflessione.
Per questo, da cittadino, mi domando: che fine ha fatto il decoro istituzionale? Davvero, dopo una seduta così delicata, dopo le contestazioni dei suoi stessi alleati e dopo un confronto sulla sua sfiducia, il messaggio da consegnare alla città deve essere «Bla bla bla»?
Civitanova Marche merita che il confronto nelle istituzioni venga preso sul serio. Perché le parole pronunciate in Consiglio comunale non sono un «bla bla bla». Sono espressione della democrazia. E il rispetto delle istituzioni dovrebbe venire prima di qualsiasi contrapposizione politica soprattutto da chi riveste il maggiore ruolo istituzionale, ovvero il Sindaco.
Da Giorgio Pollastrelli riceviamo una precisazione in merito alla foto:
BLA BLA BLA fa seguito alla “discussione degli ultimi giorni in cui Dimitri Papiri e Montevidoni scrivevano su di me e sulla Lega un sacco di bugie e li ho definiti BLA BLA BLA. La sfiducia al sindaco non c’entra nulla, la maglia e’ contro chi pur di offendere e’ disposto ad inventare un BLA BLA BLA.”




