CIVITANOVA DEI PARADOSSI, L’ITALIA DEI PARADOSSI
1. Un sindaco che tradisce il suo partito e la sua coalizione
Un sindaco che, per calcoli personali e per ambizioni di carriera politica, con l’obiettivo di approdare a Montecitorio, diventa responsabile regionale di un partito che si colloca fuori dalla coalizione nella quale è stato eletto, non sente minimamente il bisogno di essere coerente e di dimettersi. E questo neanche dopo che glielo ha chiesto il partito maggiore, Fratelli d’Italia.
Anzi, è lui a convocare una maggioranza che non è più la sua, a dettare le condizioni e a stabilire chi sta dentro e chi sta fuori. E in Consiglio comunale, dopo che non si è dimesso, nonostante sulla carta Fratelli d’Italia lo abbia sfiduciato e svergognato, i consiglieri si asterranno o voteranno contro la sfiducia. Questo significa lasciarlo al proprio posto, a spadroneggiare e a fare ciò che vuole.
Solo a Civitanova può avvenire tutto questo. È tutto paradossale.
2. La rappresentanza istituzionale e la cultura della legalità
Il sindaco si presenta sempre agli appuntamenti ufficiali con un consigliere che è stato condannato in via definitiva per evasione fiscale con creazione di fatture false.
Ebbene, a questo consigliere, non solo gli viene riconosciuta una rappresentanza istituzionale, ma lo si lascia anche alla presidenza di una commissione che dovrebbe diffondere la cultura della legalità.
E, anzi, il sindaco lo premia nominando la sua compagna assessore al Turismo, così che lui possa fare l’assessore ombra.
Tutto questo avviene nell’indifferenza di tanti consiglieri e dei partiti di quella che fu la maggioranza.
Che vergogna! Solo a Civitanova è tutto così paradossale.
3. Prima l’alternativa a Ciarapica, poi il suo salvataggio
Ci si presenta come candidato sindaco per essere l’alternativa a Ciarapica e 2.000 elettori ci credono. Poi si criticano i metodi di Ciarapica e le sue «porcate politiche e amministrative». In seguito, si diventa decisivi per sfiduciarlo. E che cosa si fa?
Scusate, abbiamo scherzato! Ciarapica va salvato, la colpa è di altri e, in fondo, il sindaco non era poi così male…
PARADOSSALE!
4. Le priorità della spesa pubblica
In un momento di crisi evidente, in cui le famiglie non riescono a pagare l’affitto, le bollette e le tasse, né ad arrivare a fine mese a causa degli aumenti dei generi alimentari e dell’inflazione, non esiste un programma straordinario di sostegno alle famiglie che hanno più bisogno.
Eppure, si spendono centinaia di migliaia di euro per iniziative del tutto inutili e lautamente finanziate, molte delle quali, se non fossero state realizzate, non sarebbero state nemmeno notate da nessuno.
Eppure si continua a sperperare denaro pubblico come se fossimo tutti in un periodo di vacche grasse.
È davvero evidente questa insensibilità. Ed è paradossale il modo in cui si spendono ingenti quantità di denaro pubblico per cose inutili.
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L’ITALIA DEL PARADOSSO
1. Gli aumenti dei prezzi e la narrazione del mainstream
Stiamo subendo una raffica di aumenti che stanno cambiando le abitudini della nostra vita.
La benzina supera i due euro al litro e, dopo che le compagnie petrolifere hanno guadagnato decine di miliardi in più grazie a un gioco speculativo, riducono per un breve periodo il prezzo di 0,14 euro, dopo averlo aumentato di 0,80 euro in maniera permanente.
Nella logica del mainstream, ovvero dei giornali, dei telegiornali e della grancassa filogovernativa, il popolo deve essere contento: il prezzo aumenta di un euro, ma ne vengono tolti una decina di centesimi. E per questo dovremmo essere felici e contenti.
È veramente tutto paradossale.
2. Il commissariamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio
Il presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio non poteva essere eletto presidente. Allora si commissaria la Federazione e si nomina commissario lo stesso Malagò, che poi provvederà alla nomina del nuovo presidente, che sarà lo stesso Malagò.
Quello che era presidente, poi commissario e infine nuovo presidente.
Solo in Italia!
PARADOSSALE. COMMISSARIARE PER RITROVARSI AL PUNTO DI PARTENZA.
3. Rifondare il calcio scegliendo chi ha già tradito l’Italia
Bisogna rifondare il calcio. L’Italia, dopo dodici anni di assenza dai Mondiali, ha bisogno di una rivoluzione.
E allora chi sceglie il presidente Malagò, che tra l’altro non poteva neanche essere eletto? Sceglie Mancini, che era già stato allenatore della Nazionale italiana e che l’ha abbandonata nel momento più difficile, proprio quando si dovevano disputare le partite fondamentali per la qualificazione ai Mondiali.
Dopo le magre figure rimediate e la scelta dettata dal denaro per andare ad allenare in campionati pieni di milioni, un tradimento vergognoso, chi si sceglie per fare il commissario tecnico dell’Italia?
Proprio quell’uomo che ha tradito l’Italia.
Solo in Italia possono avvenire queste cose. È tutto paradossale.
4. La presidente del Consiglio, l’ONU e la settimana della moda
C’è l’assemblea dell’ONU, un momento in cui i leader delle nazioni esprimono le proprie valutazioni in un periodo così drammatico, nella tribuna internazionale più prestigiosa.
Ebbene, la nostra presidente del Consiglio, che in questi anni è stata più all’estero che in Italia e che ha fondato la propria attività sulla politica estera, più che sui risultati ottenuti in Italia, dopo gli errori ripetuti di aver appoggiato incondizionatamente Trump e Netanyahu, che cosa fa?
Non va all’assemblea dell’ONU, ma partecipa alla settimana della moda a Milano.
Un modo furbo per non esporsi e per galleggiare politicamente.
Punti tutto sulla politica estera e poi non vai all’ONU, dove si riuniscono i leader del mondo, preferendo una passerella alla fiera della moda.
PARADOSSALE!
Editoriale della domenica. Di Giulio Silenzi




