MAXI FRODE IVA, GIUSEPPE CEROLINI NON RISPONDE AL GIUDICE: SILENZIO NELL’INTERROGATORIO DI GARANZIA
Giuseppe Cerolini, 59 anni, imprenditore ed ex presidente della Civitanovese Calcio, si è avvalso della facoltà di non rispondere durante l’interrogatorio di garanzia davanti al tribunale di Torino. L’udienza si è svolta in videocollegamento, con Cerolini già detenuto per condanne relative ad altri reati fiscali e assistito dall’avvocato Giannino Voltattorni.
La decisione arriva nell’ambito dell’inchiesta su una presunta frode fiscale milionaria nel commercio di materie plastiche, coordinata dalla Procura europea, che ipotizza un sistema di fatture false per circa 100 milioni di euro. Per Cerolini e gli altri indagati le contestazioni restano al vaglio della magistratura.
Nella stessa indagine è coinvolta Maria Giuseppina Marinozzi, di Morrovalle, che durante il proprio interrogatorio ha invece risposto alle domande, spiegando di aver svolto mansioni di segreteria amministrativa all’interno del gruppo societario. La donna, difesa dall’avvocato Gabriele Cofanelli, ha dichiarato di occuparsi della registrazione delle fatture e della contabilità, sostenendo di non essere a conoscenza dei rapporti commerciali sottostanti ai documenti fiscali contestati.
Anche Marco Bruglia, 58 anni, di Castelfidardo, ha scelto di non rispondere nel corso dell’interrogatorio di garanzia svolto presso il carcere di Montacuto. Assistito dall’avvocata Valentina Romagnoli, avrebbe preso questa decisione perché la difesa avrebbe ricevuto gli atti soltanto un’ora prima dell’udienza. Secondo quanto riferito dai legali, per una delle contestazioni formulate dalla magistratura torinese Bruglia sarebbe già stato assolto in un filone dell’indagine sviluppato nel Maceratese.
L’inchiesta, condotta dalla Guardia di Finanza di Torino e Ancona, ha portato a misure cautelari nei confronti di 18 persone e al sequestro di beni e disponibilità finanziarie per circa 25 milioni di euro. Al centro degli accertamenti, un presunto sistema transnazionale basato sull’impiego di società cartiere e società filtro, attraverso le quali sarebbero state emesse fatture per operazioni inesistenti allo scopo di consentire indebite detrazioni dell’Iva.
Per tutti gli indagati vale il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale condanna definitiva.




