PATRIMONIO PUBBLICO INUTILIZZATO, CNA MACERATA: «UNA RISORSA DA RIMETTERE IN CIRCOLO PER TERRITORI E IMPRESE»
Oltre 227mila immobili pubblici inutilizzati o inutilizzabili per una superficie complessiva di 40,2 milioni di metri quadrati. È la fotografia nazionale emersa dalla ricerca realizzata da Nomisma per CNA Costruzioni, che secondo CNA Macerata può offrire spunti importanti anche per il territorio provinciale.
L’associazione invita a partire da una ricognizione del patrimonio pubblico inutilizzato o sottoutilizzato, individuando gli immobili che possono essere recuperati e destinati a nuove funzioni, in base alle esigenze delle comunità e alla sostenibilità degli interventi.
A livello nazionale, i Comuni possiedono 122.241 delle unità immobiliari censite, pari al 53,8% del totale, mentre considerando l’insieme delle amministrazioni locali si arriva all’81,2% della superficie complessiva. Numeri che evidenziano il ruolo degli enti territoriali nella possibile rigenerazione di questo patrimonio.
Un tema particolarmente significativo per il Maceratese, territorio interessato negli ultimi anni da importanti investimenti legati alla ricostruzione post sisma e al PNRR.
«Il nostro territorio sta vivendo una stagione straordinaria di trasformazione del patrimonio pubblico – sottolinea il presidente di CNA Macerata, Simone Giglietti –. La ricostruzione post sisma e il PNRR hanno mobilitato investimenti di dimensioni molto rilevanti. Il solo programma di ricostruzione relativo a plessi istituzionali ed edifici di competenza della Provincia di Macerata vale complessivamente circa 140 milioni di euro».
Per CNA, però, accanto alla realizzazione delle nuove opere è necessario interrogarsi anche sull’utilizzo del patrimonio già esistente. Recuperare gli immobili inutilizzati non significa intervenire indistintamente, ma individuare progetti sostenibili, legati a una domanda reale e capaci di garantire nel tempo una funzione e una gestione efficace.
«Un edificio inutilizzato può diventare uno spazio per servizi, attività economiche, nuove soluzioni abitative o funzioni sociali – aggiunge Giglietti – ma solo se esiste un progetto credibile che ne garantisca anche l’utilizzo e la gestione futura. Prima di costruire qualcosa di nuovo, vale la pena verificare ciò che già possediamo».
Un altro elemento riguarda direttamente il sistema delle imprese. Oltre il 76% degli immobili pubblici censiti ha una superficie fino a 100 metri quadrati, a dimostrazione di come la rigenerazione possa comprendere anche numerosi interventi di dimensioni contenute.
Secondo CNA Macerata, le micro, piccole e medie imprese possono essere coinvolte non solo nei lavori di recupero, ma anche nella manutenzione, nell’efficientamento energetico e, dove possibile, nella gestione dei beni e dei servizi.
Da qui la proposta di avviare un confronto con gli enti locali, partendo da una mappatura degli immobili inutilizzati o sottoutilizzati e dall’individuazione degli interventi prioritari, con procedure e requisiti proporzionati che permettano anche alle aziende del territorio di partecipare.
«La rigenerazione del patrimonio pubblico può diventare una vera politica di sviluppo territoriale – conclude Giglietti – mettendo insieme bisogni delle comunità, capacità progettuale degli enti e competenze delle imprese».
Per CNA Macerata, dunque, il recupero del patrimonio esistente può rappresentare non solo un’opportunità di riqualificazione urbana e sociale, ma anche un’occasione per creare lavoro, valorizzare le competenze locali e contrastare degrado e abbandono.




