MAXI FRODE SULL’IVA: ARRESTATO L’IMPRENDITORE CIVITANOVESE GIUSEPPE CEROLINI
È uno dei nomi di maggior rilievo nell’inchiesta della Procura europea di Torino sulla presunta maxi frode fiscale nel commercio delle materie plastiche. Giuseppe Cerolini, 59 anni, imprenditore civitanovese ed ex proprietario della Civitanovese, è tra le undici persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione condotta dalla Guardia di Finanza.
Secondo l’ipotesi accusatoria, Cerolini avrebbe avuto un ruolo centrale nel cosiddetto “polo marchigiano”, una struttura che, attraverso una rete di società, avrebbe gestito una parte consistente del meccanismo contestato dagli investigatori. Insieme a lui è stata arrestata anche Maria Giuseppina Marinozzi, 63 anni, residente a Morrovalle, indicata dagli inquirenti come un’altra figura di riferimento dell’organizzazione.
L’indagine riguarda una presunta frode carosello sull’Iva sviluppata tra il 2018 e il 2021 nel settore delle materie plastiche. Il volume delle operazioni ritenute inesistenti arriverebbe a circa 100 milioni di euro, mentre l’evasione dell’imposta contestata dagli investigatori sarebbe di circa 25 milioni.
Il sistema, secondo la ricostruzione della Procura europea, sarebbe stato costruito attraverso numerose società utilizzate come “cartiere” e società filtro. Si trattava, secondo gli inquirenti, di imprese prive di una reale struttura operativa e spesso intestate a prestanome, create o utilizzate per rendere più difficile la ricostruzione dei flussi finanziari e delle operazioni commerciali.
Le società avrebbero avuto sedi nelle Marche, in altre regioni italiane e anche all’estero. La rete avrebbe coinvolto, oltre all’Italia, Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania e Ungheria.
Il meccanismo contestato ruotava attorno a fatture relative a operazioni che, secondo la Procura, in molti casi non sarebbero state realmente effettuate. La documentazione avrebbe consentito alle società formalmente acquirenti di maturare crediti e detrazioni Iva non dovuti, mentre le società utilizzate nel circuito avrebbero omesso il versamento dell’imposta.
Al centro dell’inchiesta ci sono complessivamente 56 persone e 42 società, tra realtà italiane ed estere. Per gli investigatori, l’organizzazione avrebbe inoltre potuto contare su finanziatori esterni, capaci di mettere a disposizione somme di denaro utilizzate per alimentare il circuito dei pagamenti collegato alle fatturazioni contestate.
Il gip del Tribunale di Torino ha disposto 18 misure cautelari: undici persone sono state sottoposte a custodia cautelare, otto in carcere e tre ai domiciliari, mentre per altri sette indagati sono scattate misure interdittive. Contestualmente sono stati disposti sequestri di beni e disponibilità finanziarie fino a circa 25 milioni di euro.
Tra gli arrestati, oltre a Cerolini e Marinozzi, figurano altre persone ritenute dagli inquirenti collegate al cosiddetto polo marchigiano, insieme ad altri indagati residenti in diverse province italiane.
A tutti gli arrestati viene contestata, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata alle frodi Iva.
L’inchiesta è coordinata dalla Procura europea di Torino e si trova nella fase delle indagini preliminari. Le contestazioni contenute nell’ordinanza dovranno quindi essere sottoposte al vaglio dei successivi passaggi giudiziari e, come previsto dalla legge, gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
Per gli arrestati sono ora previsti gli interrogatori di garanzia. Nel caso di Marinozzi, l’interrogatorio è fissato a Pesaro, dove la donna si trova detenuta. Sul fronte della difesa, i legali hanno già annunciato l’intenzione di chiedere la revoca della misura cautelare in carcere.




