CHIUDE ANCHE IL BAR PAUL, A CIVITANOVA È ALLARME PER I BAR: IN SEI ANNI PERSO IL 27,3%
Un’altra serranda si abbassa a Civitanova. Questa volta a chiudere è il Bar Paul, lungo la statale Adriatica, nella zona dell’ex Cecchetti. Un’attività che per anni ha rappresentato un punto di riferimento per residenti e automobilisti, grazie anche alla presenza del parcheggio e a un’offerta che spaziava dalle colazioni alla pasticceria, dai pasti veloci agli aperitivi.
La chiusura è avvenuta senza annunci pubblici: nei giorni scorsi la saracinesca è rimasta abbassata e sono iniziate le operazioni per trasferire le attrezzature. Per la clientela, dunque, l’addio è arrivato quasi in silenzio, dopo anni di attività contraddistinti, sottolinea chi conosce il locale, da disponibilità e attenzione verso i clienti.
La vicenda del Bar Paul diventa così lo spunto per riaccendere i riflettori sulla situazione del commercio cittadino e, in particolare, sul settore della somministrazione. A intervenire è l’associazione Viviamo Civitanova, che da tempo segnala la riduzione del numero delle attività presenti in città.
«Non conosciamo le ragioni che hanno portato alla chiusura – spiega la presidente Manola Gironacci – ma questo episodio ci ha spinto a guardare a cosa sta accadendo più in generale al settore dei bar. E i numeri meritano attenzione».
Secondo i dati della Camera di commercio delle Marche-Infocamere analizzati dall’associazione, le imprese attive nel comparto a Civitanova sono passate dalle 110 del 31 dicembre 2019 alle 80 del 30 giugno 2026. In termini assoluti si tratta di 30 attività in meno, con una riduzione del 27,3%.
La contrazione emerge anche allargando l’analisi al territorio provinciale. Nel Maceratese le imprese attive del settore sono scese da 628 a 483 nello stesso periodo considerato: 145 attività in meno, pari a una diminuzione del 23,1%.
Il fenomeno riguarda anche il livello regionale. Nelle Marche, infatti, le imprese attive sono passate da 3.289 a 2.506, con una perdita di 783 attività e una contrazione del 23,8%.
Numeri che, secondo Viviamo Civitanova, si inseriscono in una fase di particolare difficoltà per il modello tradizionale del bar. L’associazione richiama anche i dati diffusi da Confesercenti, secondo cui nelle Marche tra il 2019 e il 2025 si sarebbe registrata una contrazione del 25%, indicata come la più elevata a livello nazionale.
Tra le cause individuate vengono citati l’aumento dei costi di gestione, dell’energia e delle materie prime, la diminuzione del potere d’acquisto delle famiglie, il costo del lavoro e i cambiamenti nei flussi quotidiani delle città e nelle abitudini di consumo.
«È una fotografia che racconta innanzitutto la storia di un’attività che non c’è più – sottolinea Gironacci – ma i numeri ci dicono anche che quella serranda si abbassa all’interno di un fenomeno molto più ampio. Dietro ogni numero ci sono imprese, famiglie, lavoratori e luoghi che fanno parte della vita quotidiana delle nostre città. Per questo, prima ancora delle statistiche, dispiace vedere un’altra insegna spegnersi».




