«IL GOVERNO NON PUÒ TACERE: INFILTRAZIONI MAFIOSE NEL PIÙ GRANDE CANTIERE D’EUROPA». IN PARLAMENTO, MANZI E CURTI (PD)
L’inchiesta “Ricostruzione” accende il dibattito politico nazionale. I deputati marchigiani del Partito Democratico Irene Manzi e Augusto Curti chiedono al Governo di fare piena chiarezza sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri della ricostruzione post sisma, definendo la vicenda una questione nazionale.
I numeri dell’indagine, sottolineano i parlamentari, sono pesanti: 51 indagati, 17 società coinvolte, 57 milioni di euro sequestrati e otto misure cautelari, tra cui quella a carico dell’ex capo di gabinetto del presidente della Regione Marche Francesco Acquaroli.
«Di fronte a un quadro così grave, la destra, dalla presidente Meloni alla presidente della Commissione Antimafia Colosimo, tace. Noi non accettiamo silenzi e mezze verità», dichiarano Manzi e Curti nel corso della discussione dell’interpellanza urgente del Pd, presentata dalla capogruppo Chiara Braga.
Al centro delle richieste dei deputati c’è il funzionamento dei controlli antimafia previsti per la ricostruzione. L’articolo 30 del decreto-legge 189 del 2016 estende infatti le verifiche antimafia anche alla ricostruzione privata finanziata con contributi pubblici e prevede la registrazione di contratti e subappalti nell’Anagrafe antimafia degli esecutori.
«Allora cosa è mancato? Com’è possibile che nessuno, a partire dal Commissario straordinario, si sia accorto che un’impresa con 780 cantieri privati, di cui 400 ancora attivi, cambiasse più volte i subappaltatori a causa della successiva esclusione delle ditte affidatarie dalla white list?», chiedono i parlamentari.
Manzi e Curti richiamano anche le precedenti segnalazioni di ActionAid e del rapporto Sisma 10, promosso dalla Cgil, che avevano evidenziato criticità nella trasparenza e nell’accessibilità dei dati relativi alla ricostruzione.
Nel mirino finisce anche la risposta fornita dal Governo in Aula. Secondo i due deputati, l’Esecutivo ha illustrato un lungo elenco di norme, ordinanze, strumenti di monitoraggio e protocolli commissariali, senza però chiarire come sia stato possibile che un sistema di prevenzione così articolato non abbia impedito le criticità emerse.
«Il Commissario non può limitarsi a risposte burocratiche o giustificazioni evasive, ma deve spiegare perché si sia aperta una falla nel sistema di prevenzione», affermano.
La preoccupazione riguarda anche le conseguenze concrete sui territori. «Queste risposte non si devono all’opposizione, ma alle famiglie che temono di non vedere completata la ricostruzione delle proprie case e ai circa mille lavoratori dei cantieri, alcuni dei quali oggi non ricevono lo stipendio», sottolineano Manzi e Curti.
Tra le richieste avanzate al Governo c’è quindi la garanzia della continuità dei lavori, senza alcun allentamento dei controlli su appalti e subappalti. I deputati chiedono inoltre di accogliere le istanze emerse durante il tavolo del 2 novembre tra il Prefetto di Macerata e le organizzazioni sindacali.
Infine, Manzi e Curti sollecitano un intervento della Commissione parlamentare Antimafia e una presa di posizione chiara della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
«Quella delle Marche è una grande questione nazionale», concludono i due parlamentari, chiedendo al Governo di assumersi la responsabilità di fare chiarezza e garantire legalità, tutela dei lavoratori e completamento della ricostruzione.




