ACCUSA DI ESTORSIONE, PROSCIOLTO IL RISTORATORE GIULIO FANELLI: «I FATTI NON SUSSISTONO»
Si chiude con un proscioglimento la vicenda giudiziaria che vedeva coinvolto Giulio Fanelli, noto ristoratore di 69 anni, accusato di tentata estorsione ed estorsione consumata ai danni di un imprenditore fermano. Il giudice Daniela Bellesi, al termine dell’udienza preliminare celebrata ieri al tribunale di Macerata, ha accolto le argomentazioni della difesa, dichiarando che i fatti contestati non sussistono. Disposta inoltre la trasmissione degli atti alla Procura per gli accertamenti relativi alle accuse formulate dalla persona offesa.
Fanelli era finito in manette nell’ottobre del 2024, quando era stato arrestato dalla Squadra Mobile di Fermo a Civitanova Marche. L’inchiesta aveva preso avvio dalla denuncia di un imprenditore fermano, che aveva raccontato agli investigatori di essere stato vittima di minacce e aggressioni da parte del ristoratore, il quale avrebbe preteso con insistenza e violenza la restituzione di circa 15mila euro.
Dopo la denuncia, gli investigatori avevano organizzato un intervento per cogliere il presunto responsabile sul fatto. All’imprenditore era stato suggerito di fingere di accettare la richiesta di denaro, mentre gli agenti si sarebbero appostati nel luogo concordato per la consegna. L’incontro era stato fissato a Civitanova, ma ad attendere Fanelli c’erano gli uomini della Questura di Fermo, che avevano proceduto all’arresto. Il provvedimento era stato successivamente convalidato dal Gip del tribunale di Macerata.
Fin dalle prime fasi dell’indagine, il 69enne aveva respinto ogni addebito, sostenendo la propria estraneità ai fatti. Una posizione ribadita nel corso dei diversi interrogatori e sostenuta dai suoi legali, gli avvocati Gabriele (nella foto) e Massimiliano Cofanelli.
Secondo la ricostruzione difensiva, la vicenda avrebbe avuto un’origine completamente diversa rispetto a quella descritta nella denuncia. «L’imputato era effettivamente creditore nei confronti della presunta persona offesa per debiti da questi volontariamente assunti nell’interesse di un terzo soggetto. Si era quindi formato un accordo tra le parti con cui l’imprenditore si era assunto personalmente e senza costrizione l’impegno di restituzione nei confronti del Fanelli, il quale, da parte sua, non aveva fatto ricorso ad alcun atto di violenza o minaccia per il legittimo recupero della somma, limitandosi ad invocare una più che corretta pretesa patrimoniale», hanno spiegato i difensori.
Nel corso dell’udienza preliminare, il pubblico ministero aveva chiesto che il procedimento proseguisse con il dibattimento. La difesa, invece, aveva contestato la sussistenza degli elementi necessari a configurare i reati, sollecitando anche un’attenta valutazione delle dichiarazioni dell’imprenditore, che secondo gli avvocati sarebbero risultate contraddittorie in diversi passaggi.
Il giudice Daniela Bellesi ha accolto le tesi difensive, disponendo il proscioglimento di Fanelli perché i fatti contestati non sussistono e ordinando la trasmissione degli atti alla Procura in relazione alle accuse della persona offesa.
Grande soddisfazione è stata espressa dai legali e dallo stesso ristoratore.




