«NON È VERO CHE NON AMAVO LA VITA: AVEVO MILLE PROGETTI E SOGNI». A UN ANNO DALLA MORTE DI GIANLUCA, L’APPELLO DELLA COMPAGNA: «QUALCUNO RACCONTI COSA HA VISTO»

Ultimo aggiornamento: 2 Novembre 2026

«Mi chiamo Gianluca e non è vero che non amavo la vita. Avevo mille progetti, mille sogni. Quella sera volevo soltanto tornare a casa». Sono parole cariche di dolore quelle affidate alla lettera che Francesca Anconetani ha deciso di rendere pubblica nel giorno del primo anniversario della morte del compagno, Gianluca Eusanio, 48 anni, deceduto nella notte tra il primo e il 2 novembre 2025 in un incidente in moto lungo la superstrada.

A dodici mesi da quella tragedia, resta ancora il bisogno di ricostruire con esattezza quanto accaduto quella notte. Per questo Francesca ha scelto di scrivere un testo immaginando che a parlare sia proprio Gianluca. Una lettera intensa, attraversata dalla sofferenza e dalla rabbia, ma soprattutto dalla speranza che qualcuno possa ricordare qualcosa e trovare il coraggio di farsi avanti.

«È stata colpa mia, così sembrerebbe. O meglio, così dicono. Sono Gianluca e quella maledetta sera ho commesso un errore. L’ho pagato caro, ma non tutto è come sembra», si legge nelle prime righe dello scritto. Un messaggio che pone una domanda destinata a rimanere al centro dell’appello: «Spiegatemi perché solo io e la mia famiglia dovremmo pagare per sempre, mentre voi vivete tutti i giorni tranquilli, come se niente fosse».

Nella lettera il racconto si rivolge anche a chi, secondo la ricostruzione affidata allo scritto, sarebbe passato sul luogo dell’incidente senza fermarsi, investendo il motociclista quando si trovava già a terra.

«Quella sera, dopo l’impatto, decine di macchine mi hanno deturpato e hanno deciso di non fermarsi, di lasciare il mio corpo lì, senza cercare minimamente un modo per preservarlo». E ancora, con parole durissime: «Io ho pagato il mio sbaglio, ma voi che mi avete letteralmente smembrato in strada siete nel giusto? Voi che non vi siete neanche fermati e che, arrivati a casa, avete ripulito le vostre auto dal mio sangue, dai miei resti, siete a posto? La mattina vi siete svegliati sereni?».

Domande che restituiscono tutta la sofferenza di una famiglia ancora in attesa di conoscere la verità. Gli accertamenti sulla vicenda sono tuttora in corso e proprio la possibilità che qualcuno abbia assistito a particolari importanti rappresenta il motivo principale della pubblicazione della lettera.

«Il conducente dell’auto che ha visto il mio incidente e che potrebbe dare una risposta alla mia famiglia dov’è? Perché chi era al volante del primo mezzo che ha segnato il mio corpo è riuscito a vedermi, insieme alla mia moto, e a schivarmi, mentre voi no?», è un altro dei passaggi contenuti nello scritto.

L’appello di Francesca Anconetani è rivolto a chiunque quella notte abbia percorso la superstrada e possa aver notato qualcosa, anche un dettaglio apparentemente insignificante. A distanza di un anno, la speranza è che qualcuno possa ripensare a quanto visto e decidere finalmente di raccontarlo, contribuendo a fare chiarezza su una vicenda che continua a lasciare interrogativi e dolore.

La lettera si chiude con parole semplici e struggenti, che racchiudono il senso dell’intero messaggio: «Mi chiamo Gianluca Eusanio, ero una brava persona e non volevo morire così». Una testimonianza affidata alla memoria di un uomo che, attraverso la voce della compagna, continua a chiedere che non venga dimenticato e che la sua famiglia possa finalmente ottenere le risposte che aspetta.

 

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