CENTO IMPRESE IN ATTESA DEI PAGAMENTI: TIMORI PER FATTURE E FUTURO DEI CANTIERI

Ultimo aggiornamento: 1 Novembre 2026

L’inchiesta sulle presunte infiltrazioni mafiose nel settore della ricostruzione continua ad avere ripercussioni sul tessuto economico del territorio. A destare preoccupazione sono soprattutto le aziende che hanno lavorato per RestEdile Crucianelli, la società di Tolentino finita al centro dell’indagine, e che ora temono di non riuscire a incassare quanto dovuto per le prestazioni già effettuate.

A lanciare l’allarme è Giorgio Menichelli, segretario di Confartigianato Macerata, Fermo e Ascoli Piceno. Secondo quanto riferito, sono circa cento le imprese associate che negli ultimi due anni hanno avuto rapporti di lavoro con RestEdile. Di queste, una quindicina risulta ancora impegnata nei cantieri affidati alla società. La principale preoccupazione riguarda il pagamento delle fatture già emesse, per le quali la scadenza del 31 ottobre rischia di non essere rispettata. «Sono preoccupati per il pagamento delle fatture già emesse: la scadenza del 31 ottobre sicuramente non sarà rispettata», aveva spiegato Menichelli.

Lo sblocco dei conti correnti della società, dopo il sequestro da 38 milioni di euro disposto dalla Guardia di Finanza, potrebbe rappresentare un primo segnale positivo per i lavoratori e per le imprese coinvolte nella filiera. La disponibilità delle risorse potrebbe infatti consentire di procedere al pagamento degli stipendi dei dipendenti e, almeno in parte, a saldare i crediti dei subappaltatori. Rimangono tuttavia numerosi interrogativi sulla prosecuzione delle attività e sulla sorte dei cantieri attualmente in corso.

Confartigianato invita a evitare che la vicenda si traduca in un irrigidimento generalizzato delle procedure relative ai subappalti. Secondo Menichelli, una stretta indiscriminata rischierebbe di rallentare ulteriormente la ricostruzione, privandola di uno strumento fondamentale per garantire flessibilità e qualità degli interventi. Gran parte delle imprese coinvolte, sottolinea l’associazione, proviene dalle Marche e dalle regioni del Centro Italia.

Tra le proposte avanzate c’è l’introduzione di un meccanismo che consenta all’Ufficio speciale per la ricostruzione di effettuare direttamente i pagamenti alle aziende subappaltatrici, qualora l’impresa affidataria non sia nelle condizioni di onorare gli impegni economici. Una soluzione che, secondo Menichelli, permetterebbe di tutelare le realtà più piccole e garantire la continuità dei lavori.

Le difficoltà nei rapporti economici tra RestEdile e alcune imprese della filiera sarebbero emerse anche prima dell’esplosione dell’inchiesta. Il 19 ottobre, pochi giorni prima degli arresti, tre operai della Fima Marche, azienda estranea all’indagine, erano saliti su una gru per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi.

In quell’occasione Enrico Crucianelli aveva respinto eventuali responsabilità della propria società, dichiarando: «Abbiamo regolarmente pagato la ditta in subappalto, con cui non erano mai sorti problemi prima d’ora».

Dagli atti dell’inchiesta emergerebbero tuttavia precedenti tensioni con la stessa Fima. Già nel mese di febbraio, infatti, un lavoratore avrebbe minacciato di rivolgersi ai carabinieri per ottenere le retribuzioni non corrisposte. Inoltre, la ditta avrebbe segnalato a sua volta il mancato pagamento di alcune fatture da parte di RestEdile.

Una vicenda che riporta al centro dell’attenzione la condizione delle numerose piccole e medie imprese coinvolte nella ricostruzione post-sisma. Realtà che, pur non essendo interessate dall’indagine, rischiano ora di subire pesanti conseguenze economiche a causa delle difficoltà della società committente.

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