LA CRICCA DEGLI APPALTI, EZECHIELLI DAVANTI AL GIUDICE SCEGLIE IL SILENZIO

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre 2026

Ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere Antonio Ezechielli, imprenditore maceratese di 61 anni, arrestato nell’ambito dell’inchiesta «Ricostruzione» della Direzione distrettuale antimafia di Ancona. L’interrogatorio di garanzia si è svolto ieri pomeriggio in collegamento da remoto dal carcere di Montacuto, davanti alla gip Sonia Piermartini. L’uomo è indagato per corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere.

Ezechielli è l’ottavo destinatario della misura cautelare in carcere nell’ambito dell’indagine che punta a fare luce su un presunto sistema finalizzato a condizionare gli appalti pubblici legati alla ricostruzione post terremoto. Secondo l’ipotesi accusatoria, l’imprenditore avrebbe fatto parte di un gruppo insieme a Fabio Pistarelli, ex capo di gabinetto del presidente della Regione Francesco Acquaroli, e ad Antonio Cervigni.

Secondo gli investigatori, Pistarelli avrebbe ricevuto dai due imprenditori utilità per un valore complessivo di circa 105mila euro, compresi pagamenti in contanti per una cifra non inferiore a 60mila euro.

Ezechielli era rientrato martedì da un viaggio di lavoro a Guangzhou, in Cina. Dopo aver appreso dell’inchiesta, attraverso il proprio legale aveva comunicato la disponibilità a rientrare in Italia e a mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Una volta atterrato a Falconara, ad attenderlo c’erano però i militari della Guardia di finanza, che hanno eseguito nei suoi confronti l’ordine di carcerazione.

La decisione di non rispondere durante l’interrogatorio è stata spiegata dal difensore, l’avvocato Sergio Del Medico, con la necessità di approfondire gli atti dell’inchiesta. «Il mio cliente è arrivato solo martedì dalla Cina. Non abbiamo avuto il tempo di studiare l’ordinanza, composta da 738 pagine, dunque è stata una scelta obbligata», ha dichiarato il legale, precisando che Ezechielli chiarirà la propria posizione dopo aver esaminato la documentazione. La difesa valuta inoltre la possibilità di presentare ricorso al tribunale del Riesame per chiedere la revoca della custodia cautelare in carcere.

Nell’ordinanza cautelare, secondo la ricostruzione della Procura, all’imprenditore viene attribuito un ruolo di rilievo all’interno del presunto gruppo, del quale avrebbero fatto parte anche Cervigni, Pistarelli ed Enrico Crucianelli. Il suo nome compare 456 volte nelle 738 pagine del provvedimento. Tra le operazioni che gli vengono ricondotte figurano l’intervento sul progetto Monachette, gli appalti per l’ospedale di Torrette e per l’Ast di Fermo, oltre alle procedure riguardanti l’Università di Camerino.

Un altro passaggio significativo dell’ordinanza riguarda la presunta gestione delle prove dopo le contestazioni rivolte a Pistarelli dal presidente della Regione Acquaroli, che avrebbe segnalato le pressioni esercitate dall’ex capo di gabinetto su dirigenti e funzionari pubblici.

Secondo quanto riportato dalla gip Piermartini, dopo quell’intervento Pistarelli, Cervigni ed Ezechielli avrebbero concordato una strategia comune per eliminare eventuali elementi compromettenti: dalla distruzione di documenti alla cancellazione di messaggi, fino alla sostituzione dei telefoni e alla rimozione dei dati archiviati nei computer.

Anche gli altri indagati arrestati avevano scelto di non rispondere agli interrogatori di garanzia, riservandosi di valutare successivamente le iniziative difensive davanti al tribunale del Riesame. L’inchiesta prosegue per ricostruire ruoli, rapporti e responsabilità nel presunto sistema di condizionamento degli appalti pubblici.

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