SCIOPERO DEGLI EDUCATORI E DEGLI ASSISTENTI SCOLASTICI: «BASTA PRECARIETÀ E SFRUTTAMENTO, VOGLIAMO DIRITTI E RICONOSCIMENTO»
Un riconoscimento professionale, maggiori tutele economiche e contrattuali e la possibilità di entrare a pieno titolo nell’organico del personale scolastico. Sono queste le principali richieste degli educatori e degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione, che attraverso un manifesto per lo sciopero denunciano le condizioni di lavoro e la scarsa valorizzazione del proprio ruolo all’interno del sistema educativo.
Al centro della protesta – che ci viene segnalata da una nostra lettrice – c’è il riconoscimento di figure che svolgono quotidianamente un’attività fondamentale per l’inclusione scolastica e sociale, ma che, secondo i promotori dell’iniziativa, continuano a essere considerate professionalità di secondo piano. Si tratta di lavoratori qualificati, spesso laureati e con una formazione specifica, impegnati accanto agli studenti con disabilità e in situazioni di fragilità, oltre che nei centri di aggregazione, nei doposcuola e nei servizi di educazione territoriale.
«Non siamo figure posticce, non siamo la signora o la ragazza del doposcuola», si legge nel documento, che rivendica la natura professionale e specialistica del lavoro educativo. Gli operatori sottolineano come l’educazione non possa essere ridotta a una semplice attività di assistenza o custodia, ma rappresenti un percorso di crescita, autonomia ed emancipazione.
Tra le criticità evidenziate c’è anche la scarsa considerazione del ruolo degli educatori all’interno delle scuole. I firmatari denunciano una condizione di invisibilità e la difficoltà di vedere riconosciute le proprie competenze, nonostante il contributo quotidiano all’inclusione degli studenti più fragili. «Diamo voce a chi non ce l’ha», affermano, richiamando il pensiero di don Lorenzo Milani e il principio secondo cui non si possono trattare allo stesso modo persone che partono da condizioni differenti.
Particolarmente pesante, secondo il manifesto, è la situazione sul fronte lavorativo ed economico. Gli educatori denunciano retribuzioni insufficienti, frammentazione degli orari e la necessità di svolgere più incarichi e servizi per raggiungere uno stipendio adeguato. Una condizione che, sostengono, non garantisce stabilità né sicurezza economica, nonostante le responsabilità e la preparazione richieste.
Nel documento viene inoltre chiamata in causa la gestione dei servizi attraverso le cooperative e la responsabilità delle istituzioni pubbliche, accusate di fare affidamento sulla disponibilità e sul senso di responsabilità degli operatori senza garantire un adeguato riconoscimento professionale.
Le richieste sono chiare: migliori condizioni contrattuali, dignità economica, riconoscimento giuridico delle competenze e soprattutto l’internalizzazione, con l’ingresso a pieno titolo degli educatori e degli assistenti all’autonomia e alla comunicazione nel personale scolastico.
«L’educazione è una responsabilità verso il mondo e verso le nuove generazioni», è il messaggio che attraversa il manifesto, nel quale viene richiamato anche il pensiero della filosofa Hannah Arendt. Una responsabilità che, secondo i promotori della protesta, non può continuare a gravare esclusivamente sui lavoratori senza un corrispondente impegno da parte dello Stato.
La conclusione è un appello rivolto alle istituzioni e alla società: «Guardateci! Riconosceteci! Rispettateci!». Uno slogan che riassume la volontà di uscire dall’invisibilità e ottenere condizioni di lavoro coerenti con il valore educativo e sociale della professione.




