LA PROCURA INDAGA SULLA FUGA DI NOTIZIE: NEL MIRINO ANCHE I DIALOGHI TRA ACQUAROLI E PISTARELLI

Ultimo aggiornamento: 28 Ottobre 2026

Non soltanto gli appalti e i presunti intrecci tra imprenditori, intermediari e ambienti istituzionali. Nell’inchiesta «Ricostruzione», coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Ancona, gli investigatori stanno cercando di fare luce anche su un altro aspetto delicato: l’eventuale fuga di notizie che potrebbe aver consentito ad alcuni soggetti di conoscere in anticipo l’esistenza dell’indagine.

Il fascicolo, che conta oltre 700 pagine di documentazione, ricostruisce un presunto sistema di irregolarità nella gestione degli appalti pubblici e privati legati alla ricostruzione dopo il terremoto del 2016 nelle Marche. Un’indagine complessa, nella quale gli inquirenti ipotizzano anche collegamenti con ambienti della criminalità organizzata campana e calabrese.

Sono otto le persone raggiunte da misure cautelari, mentre altre 43 risultano indagate a piede libero. Tra le ipotesi di reato contestate figurano, a vario titolo, corruzione, frode fiscale, truffa aggravata, turbativa d’asta e bancarotta fraudolenta.

Uno dei filoni su cui si concentrano gli approfondimenti riguarda la possibilità che informazioni sull’attività investigativa siano circolate prima che l’operazione giudiziaria entrasse nella sua fase più evidente. In particolare, l’attenzione si concentra su alcune conversazioni tra Fabio Pistarelli e il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, risalenti al 29 ottobre e al 1° dicembre 2025.

I dialoghi, richiamati negli atti, rappresentano un elemento che gli inquirenti intendono esaminare per comprendere se vi siano stati passaggi di informazioni e quale fosse il livello di conoscenza dell’indagine da parte dei soggetti coinvolti. Resta da chiarire se e in quale misura queste conversazioni possano aver avuto un ruolo nella vicenda.

La questione si intreccia con il quadro generale dell’inchiesta, che punta a ricostruire non solo i presunti meccanismi di assegnazione degli appalti, ma anche le eventuali reazioni di chi avrebbe potuto essere messo al corrente degli accertamenti.

L’indagine ha preso avvio da verifiche legate ai reati tributari, per poi allargarsi a un insieme di affidamenti pubblici e privati, compresi quelli relativi alla ricostruzione post terremoto. Secondo l’ipotesi accusatoria, alcune risorse pubbliche sarebbero state indirizzate attraverso una rete di relazioni tra imprenditori e soggetti in grado di esercitare influenza sulle procedure amministrative.

Tra gli ambiti esaminati figurano interventi legati alla Regione Marche, all’Università di Camerino e ad altri appalti pubblici. Gli investigatori stanno cercando di definire i ruoli attribuiti ai diversi protagonisti e di verificare l’eventuale esistenza di accordi e vantaggi economici collegati alle commesse.

Negli atti vengono inoltre ipotizzati rapporti tra alcune imprese impegnate nella ricostruzione e ambienti criminali riconducibili a organizzazioni attive in Campania e Calabria. Secondo la ricostruzione investigativa, questi collegamenti avrebbero potuto favorire l’inserimento di soggetti vicini alla criminalità organizzata nei lavori e nei subappalti. Si tratta di ipotesi che dovranno essere verificate nel corso del procedimento.

Tra le figure considerate di maggiore rilievo nell’inchiesta compare Enrico Crucianelli, imprenditore edile del Tolentino, per il quale gli investigatori ipotizzano un ruolo nei rapporti tra imprese e ambienti criminali. Il quadro delineato dalla Procura coinvolge anche altri imprenditori e professionisti, con posizioni e contestazioni differenti.

Nei prossimi passaggi giudiziari sono previsti ulteriori interrogatori per alcuni indagati raggiunti da misure cautelari. Gli accertamenti dovranno contribuire a chiarire le responsabilità individuali, i rapporti tra i soggetti coinvolti e l’eventuale esistenza di condotte finalizzate a ostacolare le indagini.

La possibile fuga di notizie rappresenta dunque un capitolo ancora aperto di «Ricostruzione». Accanto alla ricostruzione dei presunti meccanismi legati agli appalti, la Procura cerca di comprendere se qualcuno abbia avuto accesso anticipato a informazioni riservate e se ciò possa aver condizionato lo sviluppo dell’attività investigativa. Ogni responsabilità dovrà essere accertata nelle sedi giudiziarie, nel rispetto della presunzione di innocenza degli indagati.

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