300.000 EURO DI MAZZETTE: IPOTESI DI TANGENTI SUGLI APPALTI OSPEDALIERI A FERMO, MA NON SOLO

Ultimo aggiornamento: 26 Ottobre 2026

Una presunta somma di 300mila euro destinata a un pubblico ufficiale per favorire l’assegnazione di appalti milionari legati all’ospedale di Fermo. È uno degli elementi emersi nell’inchiesta denominata “Ricostruzione”, condotta dalla Guardia di Finanza, che ha portato all’arresto di otto persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di complessivi 51 soggetti, tra imprenditori, funzionari pubblici e persone ritenute vicine ad ambienti della criminalità organizzata. Secondo l’ipotesi investigativa, il sistema avrebbe avuto collegamenti con la ’ndrangheta e con alcuni clan camorristici, tra cui quello dei Casalesi.
Uno dei passaggi ritenuti più rilevanti dagli investigatori riguarda la manutenzione dell’ospedale Murri di Fermo. Il 27 maggio 2025, durante una conversazione intercettata tra Antonio Cervigni, di Pollenza, e Antonio Ezechielli, di Macerata, entrambi arrestati nell’ambito dell’operazione, sarebbe stato affrontato il tema del compenso previsto per l’affare.
Nel corso del dialogo, Cervigni avrebbe quantificato in 50mila euro all’anno, per sei anni, la somma da corrispondere a chi permetteva quella proroga di appalto per 6 anni e chi si era interessato fortemente era Fabio Pistarelli all’epoca capo di gabinetto del Presidente Acquaroli un totale di 300mila euro. Nella stessa conversazione si fa riferimento al valore e alla durata del contratto: «No, è 4 milioni per 9 anni», afferma Cervigni, al quale Ezechielli risponde: «4 per 9 è…..?».
Un ulteriore elemento investigativo sarebbe emerso da un incontro del 6 luglio 2025 in una nota pizzeria di Porto San Giorgio. In quell’occasione, Fabio Pistarelli, già capo di gabinetto del presidente della Regione, avrebbe riferito a Ezechielli di aver incontrato Cervigni nei giorni precedenti, parlando delle iniziative in corso per gli appalti nelle province di Fermo e Ascoli.
Nel dialogo, Pistarelli avrebbe descritto Alberto Franca, ingegnere fermano di 63 anni e direttore del servizio socio-sanitario dell’Ast di Fermo, come una persona vicina al gruppo. «Alberto Franca è dei nostri… stiamo spingendo moltissimo sulle questioni Fermo e Ascoli», avrebbe detto, facendo poi riferimento alla durata del contratto di manutenzione dell’ospedale: «6 anni più 3 e lo possiamo prolungare anche di altri 3». Sempre secondo la conversazione intercettata, Pistarelli avrebbe aggiunto che sul tema si stava lavorando intensamente, anche attraverso valutazioni di carattere strategico.
Il nome di Pistarelli ricorrerebbe anche in relazione alla società Carron, con sede a Treviso, aggiudicataria dell’appalto per la costruzione del nuovo ospedale di Fermo, a Campiglione, e della nuova Rsa di Rapagnano. Secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, l’ex capo di gabinetto avrebbe fornito rassicurazioni in merito alle autorizzazioni, distinguendo tali aspetti dall’accreditamento di competenza della Regione Marche.
Nelle conversazioni con Cervigni sarebbe stato inoltre affrontato il tema degli interlocutori pubblici da coinvolgere in base alle rispettive competenze, con particolare riferimento ad Alberto Franca. «Cioè questo suggerimento glielo dà la Regione o l’Ast?… cioè questa presa d’atto la facciamo fare ad Alberto», avrebbe domandato Cervigni. Pistarelli avrebbe replicato: «Per me Alberto… è dei nostri, è dei nostri… è quello che appunto alla fine dà il parere…».
Accanto alle presunte utilità legate agli appalti e alle ipotesi di favori o avanzamenti negli incarichi istituzionali, l’indagine avrebbe portato alla luce anche un articolato meccanismo di fatturazioni per operazioni inesistenti e riciclaggio di denaro proveniente, secondo l’ipotesi accusatoria, dal traffico di stupefacenti. Risorse che sarebbero state successivamente reinvestite per sostenere le attività imprenditoriali e concorrere all’aggiudicazione degli appalti.
Al centro di questo presunto sistema figura Vincenzo Chiappalone, imprenditore originario di Reggio Calabria e residente nell’Anconetano, che gli investigatori ritengono abbia realizzato una vasta rete di fatturazioni false. Il meccanismo, stando alla ricostruzione investigativa, non avrebbe riguardato soltanto i principali soggetti della cosiddetta “cricca”, ma anche numerosi altri operatori economici.
Chiappalone, descritto dagli inquirenti come in contatto diretto con ambienti mafiosi che avrebbero esteso la propria influenza nel Fermano, si sarebbe avvalso della collaborazione di Marco Cimorosi, 53 anni, faccendiere di Monte San Pietrangeli, e di Marco Valle, imprenditore di Monte Urano. I due avrebbero emesso fatture false per importi milionari a favore di società cartiere riconducibili al gruppo finito sotto la lente degli investigatori.
L’inchiesta “Ricostruzione” delinea dunque, secondo l’accusa, un intreccio tra appalti pubblici, presunti accordi corruttivi, società fittizie e capitali di origine illecita, con ramificazioni che avrebbero coinvolto imprenditoria, pubblica amministrazione e ambienti della criminalità organizzata. Le responsabilità dei singoli soggetti dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie competenti.

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