ACQUAROLI DOVEVA ANDARE IN PROCURA: ATTO D’ACCUSA DI CARANCINI. GRAVISSIMO CHE NON L’ABBIA FATTO
L’ex consigliere regionale Romano Carancini interviene sui fatti al centro dell’inchiesta e chiama in causa le responsabilità politiche del presidente Francesco Acquaroli e del commissario straordinario Guido Castelli. Nel mirino la gestione della ricostruzione post sisma, la sanità e l’utilizzo delle risorse pubbliche.
Non fermarsi all’indignazione per gli arresti e per le persone indagate, ma allargare lo sguardo alle responsabilità politiche e amministrative. È questo il punto centrale dell’intervento di Romano Carancini, già consigliere regionale, che prende posizione sui fatti emersi in questi giorni e solleva interrogativi sull’operato della giunta regionale guidata da Francesco Acquaroli.
Secondo Carancini, il dibattito pubblico non dovrebbe concentrarsi esclusivamente sulle persone coinvolte nell’indagine e sulle ipotesi di reato contestate, ma dovrebbe interrogarsi anche sul contesto politico e amministrativo nel quale sarebbero maturati i fatti.
«Sarebbe però troppo semplice e sbagliato concentrarci lì, occorre uno sforzo maggiore, più profondo e serio e capire cosa è accaduto», scrive l’ex consigliere regionale.
Nel suo intervento, Carancini sostiene che l’inchiesta debba essere letta anche alla luce delle responsabilità politiche di chi ha guidato la Regione negli ultimi anni. L’ex consigliere individua una seconda dimensione della vicenda, che definisce quella dei «colletti bianchi», chiamando in causa, tra gli altri, il presidente Francesco Acquaroli, il commissario straordinario Guido Castelli e la consigliera regionale Elena Leonardi.
Una ricostruzione politica che Carancini accompagna con accuse nette nei confronti dell’amministrazione regionale.
«Con in testa Francesco Acquaroli, Guido Castelli, Elena Leonardi, per citare solo i più riconoscibili, sono l’altra faccia della stessa medaglia, quella asseritamente “pulita” dei “colletti bianchi”, garanti di un sistema politico e amministrativo connotato, negli ultimi 6 anni, da arroganza, mistificazione, impunità dentro al cui brodo sono emersi i fatti come quelli oggetto di indagine».
Si tratta delle valutazioni espresse dall’ex consigliere, che chiama in causa le scelte politiche compiute negli ultimi anni e il modo in cui sono state affrontate alcune delle questioni più delicate per il territorio marchigiano.
Al centro delle critiche ci sono soprattutto la ricostruzione dopo il terremoto, la sanità, i trasporti, le aree interne e il sistema sociosanitario. Temi sui quali, secondo Carancini, la narrazione della maggioranza regionale non corrisponderebbe ai risultati ottenuti.
«Anni di narrazioni favolistiche, di bugie sfacciate, del governo di Acquaroli sui temi delle persone: la ricostruzione post sisma, la sanità, le aree interne, i trasporti, i nuovi ospedali, il sistema sociosanitario, ecc.».
L’ex consigliere solleva inoltre la questione della distribuzione delle risorse destinate alla ricostruzione, sostenendo che le scelte di finanziamento sarebbero state influenzate da logiche di consenso elettorale.
«Anni di distribuzione, anche nei comuni non colpiti dal terremoto, di soldi sisma secondo le convenienze elettorali, finanziando anche “la qualunque” a condizione che ci fosse “un ritorno” del consenso».
Parole che chiamano in causa la gestione delle risorse pubbliche e che, nel ragionamento di Carancini, si inseriscono in una più ampia contestazione dell’indirizzo politico seguito dalla Regione. Le affermazioni dell’ex consigliere rappresentano una sua valutazione politica e non costituiscono, di per sé, un accertamento di responsabilità.
Un altro passaggio riguarda le dichiarazioni rese dal presidente Francesco Acquaroli e da Guido Castelli durante la conferenza stampa richiamata da Carancini. L’ex consigliere pone una serie di domande sulla gestione delle informazioni e sulle eventuali segnalazioni che, secondo quanto riferito nel dibattito pubblico, sarebbero circolate prima dell’esplosione del caso.
«Il Presidente dovrebbe rispondere come mai, secondo la sua ricostruzione, dopo essere stato rieletto nel settembre del 2025, al sentire di “voci” su Fabio Pistarelli non si è recato, come doverosamente avrebbe dovuto, in Procura?».
Carancini chiede inoltre se la Procura sia stata informata dei nomi delle persone a cui si sarebbe fatto riferimento e quale ruolo abbiano eventualmente avuto gli organi di vigilanza regionali.
«È stata mai informata la Procura dei nomi delle persone ai quali si riferisce, quando si richiamano le “voci”?».
L’ex consigliere interroga anche il presidente sulle responsabilità legate alla scelta dei collaboratori più stretti, con particolare riferimento al capo di gabinetto.
«Non ritiene che le responsabilità politiche riguardino anche le scelte delle persone, in particolare quella del Capo di Gabinetto del Presidente della Regione che costituisce il motore più intimo dell’azione politica ed amministrativa, di cui il Presidente ed il Capo di Gabinetto rappresentano il simbolo?».
Sono interrogativi politici che richiedono risposte circostanziate e una ricostruzione verificabile dei fatti. Le eventuali responsabilità giudiziarie restano distinte da quelle politiche e devono essere valutate nelle sedi competenti.
Nel passaggio più legato alle conseguenze sociali della vicenda, Carancini richiama il trauma vissuto dalle comunità colpite dal sisma, sottolineando come le notizie di questi giorni rischino di riaprire ferite mai del tutto rimarginate.
«Da Presidente della Regione Marche, ha provocato un altro “terremoto”, costretto una comunità, a 10 anni di distanza, a rivivere un incubo: una profonda ferita riaperta, il risveglio di un dolore immanente, la sfiducia che si riaccende, ma anche il terrore dei lavoratori, delle imprese, su un sistema che, oggi, ha cancellato la credibilità del sistema, di cui siete unici attori».
L’ex consigliere collega quindi la vicenda alla fiducia nelle istituzioni, alla credibilità del sistema amministrativo e alle preoccupazioni di lavoratori e imprese che operano nei territori interessati dalla ricostruzione.
Nel suo intervento critica anche l’annuncio relativo al nuovo ospedale di Macerata, interpretandolo come un tentativo di spostare l’attenzione pubblica dai fatti al centro dell’inchiesta.
«Vedrete, ci saranno altri “colpi” a sorpresa, altre inaugurazioni anticipate e altri finanziamenti clamorosi. Tutto per far dimenticare l’oggi».
Anche in questo caso, si tratta della lettura politica proposta da Carancini, che attribuisce alle iniziative annunciate dalla maggioranza una finalità di distrazione dell’opinione pubblica.
Il ragionamento dell’ex consigliere regionale si conclude con una richiesta diretta al presidente Acquaroli. Carancini richiama la decisione di far dimettere Fabio Pistarelli, così come da lui ricostruita, e sostiene che il presidente dovrebbe assumere una decisione analoga alla luce delle responsabilità politiche che gli attribuisce.
«Francesco Acquaroli, è più grave, molto più grave il suo tradimento nei confronti delle istituzioni, dei marchigiani, della comunità e soprattutto dei terremotati rispetto a quello che Fabio Pistarelli – lei sostiene – ha avuto nei suoi confronti il quale, per questo, lei ha costretto a dimettersi».
Da qui la conclusione:
«Ecco, per le stesse ragioni, spontaneamente, con dignità, dovrebbe fare lo stesso gesto.
Dimettersi».
Una presa di posizione politica netta, che sposta il confronto dal solo versante giudiziario a quello della responsabilità istituzionale.




