“CHIESI A PISTARELLI DI FARE UN PASSO INDIETRO”. ACQUAROLI E CASTELLI SI DICONO SCONCERTATI

Ultimo aggiornamento: 23 Ottobre 2026

Il presidente della Regione Marche, Francesco Acquaroli, e il commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Guido Castelli, intervengono sugli sviluppi dell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia e della Guardia di Finanza di Ancona, che ipotizza episodi di corruzione negli appalti pubblici e possibili infiltrazioni della criminalità organizzata nei cantieri della ricostruzione.

Acquaroli ha ricostruito il proprio rapporto con Fabio Pistarelli, avvocato maceratese ed ex capo di gabinetto della Regione, arrestato nell’ambito dell’indagine e accusato di corruzione nel filone relativo agli appalti.

Il governatore ha spiegato di conoscere Pistarelli dagli anni Novanta e di averlo scelto nel 2020 per ricoprire il ruolo di capo di gabinetto, in considerazione della sua esperienza istituzionale e della conoscenza del territorio.

«Alla fine della prima legislatura gli manifestai delle criticità rispetto a quello che mi aspettavo dal suo ruolo», ha dichiarato Acquaroli durante una conferenza stampa a Corridonia, in provincia di Macerata.

Successivamente, il presidente gli avrebbe chiesto di prolungare l’incarico per altri tre mesi. In quel periodo, ha raccontato, gli sarebbero giunte alcune voci riguardanti l’ex collaboratore, che furono trasmesse agli organi di vigilanza della Regione. «Non hanno avuto una fondatezza riscontrata, ma chiesi a Pistarelli di fare un passo indietro», ha precisato.

Acquaroli ha sottolineato di non voler entrare nel merito delle contestazioni giudiziarie, aggiungendo che, qualora fossero emersi elementi fondati, avrebbe provveduto alle segnalazioni previste. Il rapporto professionale con Pistarelli si è concluso nel dicembre 2025 e, da allora, non ci sarebbero stati ulteriori rapporti di lavoro con la Regione.

Profonda sorpresa anche da parte di Guido Castelli, commissario straordinario alla ricostruzione post sisma del 2016, che ha commentato gli sviluppi dell’inchiesta definendosi «basito e sconcertato».

«Un fulmine a ciel sereno», ha affermato durante la conferenza stampa a Corridonia, esprimendo preoccupazione per il quadro delineato dagli investigatori. Castelli ha comunque richiamato il principio costituzionale della presunzione di innocenza.

Il commissario ha evidenziato i risultati ottenuti dal sistema di prevenzione previsto dal decreto 189 del 2016, ricordando che negli ultimi tre anni sono state adottate 102 interdittive antimafia nei confronti di altrettante imprese che avrebbero tentato di accedere agli interventi di ricostruzione. A queste si aggiungono 13 misure di vigilanza collaborativa.

Secondo Castelli, il sistema ha dimostrato una propria efficacia operativa. Tuttavia, stando alle ipotesi investigative, alcuni soggetti sarebbero riusciti a entrare nell’anagrafe antimafia degli esecutori attraverso informazioni alterate.

Il commissario ha ringraziato la Procura e la Guardia di Finanza per il lavoro svolto, sottolineando la gravità della vicenda soprattutto per le conseguenze sulle comunità colpite dal terremoto.

«Vedere questa cosa è qualcosa che ci indigna e ci addolora», ha dichiarato, ricordando le popolazioni terremotate che, a dieci anni dal sisma, attendono ancora di poter tornare nelle proprie abitazioni.

 

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