MAXI FRODE IVA DA 100 MILIONI, AL CENTRO UN IMPRENDITORE RESIDENTE A CIVITANOVA
Un’inchiesta partita da Ancona e arrivata fino a Torino porta alla luce una maxi frode fiscale da circa 100 milioni di euro, costruita attraverso società fantasma, false fatture e ramificazioni anche all’estero. Al centro dell’indagine ci sarebbe un imprenditore marchigiano residente a Civitanova, già detenuto nel carcere di Montacuto, ritenuto dagli investigatori ideatore del sistema di frode carosello.
Il meccanismo, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, si basava sull’interposizione di società fittizie, alcune con sede all’estero, attraverso le quali venivano creati artificialmente debiti e crediti IVA. Alcune imprese accumulavano il debito d’imposta senza poi versarlo, mentre altre maturavano crediti IVA che potevano essere richiesti a rimborso allo Stato.
Al centro del sistema soprattutto il commercio di materiali plastici. La stessa merce veniva fatta figurare in diversi passaggi commerciali attraverso società cartiere e società filtro, molte delle quali prive di dipendenti e di una reale struttura aziendale. In alcuni casi i prodotti restavano sostanzialmente gli stessi, mentre a cambiare erano le fatture.
L’obiettivo, secondo gli investigatori, era simulare acquisti e vendite che in realtà non sarebbero mai avvenuti, consentendo alle società coinvolte di detrarre indebitamente l’IVA e di non versare quella dovuta.
Un giro di fatture false che, tra il 2018 e il 2022, avrebbe raggiunto un valore complessivo di circa 100 milioni di euro, con un danno stimato per lo Stato italiano e l’Unione Europea di circa 25 milioni di euro.
Sono 56 le persone coinvolte nell’inchiesta e 42 le società, tra italiane ed estere, finite nel mirino degli investigatori. Il bilancio dell’operazione è di 11 arresti, otto in carcere e tre ai domiciliari.
Nell’indagine emerge anche il presunto coinvolgimento di soggetti legati alla criminalità organizzata di matrice foggiana. Secondo quanto accertato nel corso delle investigazioni, l’imprenditore civitanovese si sarebbe avvalso del coinvolgimento di alcuni soggetti riconducibili agli ambienti della criminalità foggiana.
Un’operazione imponente, che ha visto impegnati oltre 140 finanzieri dei Nuclei di Polizia Economico-Finanziaria di Ancona e Torino. Le perquisizioni e i provvedimenti sono stati eseguiti in sette regioni, con l’impiego anche dei cash dog, i cani addestrati per individuare grandi quantità di denaro contante nascosto.
L’inchiesta, partita dalle Marche, si è così sviluppata lungo una rete che attraversava diverse regioni italiane e arrivava oltre confine. Una struttura complessa, nella quale società cartiere, fatture false e operazioni commerciali solo apparentemente reali avrebbero permesso di movimentare milioni di euro e sottrarre ingenti somme all’erario.




