UNA NUOVA ETICA BASATA SUL PRINCIPIO DELL’AUTOASSOLUZIONE E SULLA VIRTÙ DELL’IMPUNITÀ
IL FALLIMENTO COME CURRICULUM. Dalla colpa al riscatto. Quando il racconto della
propria caduta diventa una sofisticata forma di autoassoluzione.
Non più una macchia da occultare, ma una prova attraversata: essere caduti, aver
conosciuto e attuato il disegno criminoso, la condanna, la perdita di reputazione, e avere imparato a
ricostruirsi. Il fallimento diventa così una forma paradossale di capitale biografico:
dimostra che si è sempre avuta ragione, o male che va, che non c’è niente di male ad
aver avuto torto. E perfino la politica viene presentata come il luogo in cui
quell’esperienza privata viene trasformata in valore pubblico.
Fallire ovvero truffare non è di per sé un merito, il merito sta in cosa raccontare del proprio fallimento.
Autoassolversi dal proprio passato. Se ci sono debiti non pagati o fatture false milionarie e responsabilità
giudiziarie accertate, l’elogio della resilienza cancella la responsabilità verso gli altri.
Il riconoscimento comunale è la ostentata rappresentanza sancisce la fine dei valori civici tradizionali e la nascita di
una nuova etica basata sul principio dell’autoassoluzione e sulla virtù dell’impunità.
Giulio Silenzi





