La vita può sorprendere in tanti modi. A volte, però, può farlo con una violenza capace di cambiare tutto in un istante. È quello che è accaduto a Massimo Lo Russo il 14 agosto 1988, durante una vacanza a Rimini. Aveva 17 anni quando un tuffo da un pontile, sotto il sole dell’estate, ha segnato per sempre la sua esistenza. Da quel mare Massimo non è più uscito con le proprie gambe. Da quel momento è iniziato un lungo percorso tra ospedali e strutture sanitarie, fino a una nuova vita sulla carrozzella.
Per un ragazzo di quell’età, trovare motivi per andare avanti sembrava difficile, se non impossibile. Eppure, proprio lungo quel percorso, Massimo ha incontrato Sonia, la donna che sarebbe diventata sua moglie. Sonia è di Civitanova e i due trascorrono qui diversi mesi dell’anno.
Oggi Lo Russo porta la sua esperienza negli incontri motivazionali, cercando di aiutare altre persone a trovare la propria strada, ed è autore del libro La voce del silenzio. Quello che le parole non dicono.
«Sono sempre stato una persona che ha letto molto – racconta –. Amici e parenti mi hanno sempre spinto a scrivere un libro sulla mia vita». Un progetto che, però, Massimo ha voluto affrontare in maniera diversa rispetto alle tante autobiografie dedicate alle storie di sofferenza.
«Ho sempre trovato che spesso inducessero al pietismo, a pensare: “Poverino, che vita sfortunata”. Io invece ho cercato di raccontare la mia storia da un punto di vista diverso».
Per farlo, Lo Russo sceglie di partire non direttamente dalla propria esperienza, ma dalla storia dei suoi genitori, originari della Puglia e successivamente trasferitisi a Milano. Una storia fatta di sacrifici, traslochi e di una famiglia con otto figli. Nel racconto trovano spazio anche la morte di Angela, sua sorella, scomparsa a 40 anni, e quella della madre, che Angela si è portata via.
Poi arrivano i 15 anni più difficili, quelli successivi all’incidente, vissuti passando da una struttura sanitaria all’altra. Un lungo percorso che Massimo descrive come un calvario, ma che non vuole trasformare in una semplice storia di sofferenza.
A cambiare la prospettiva è stato anche l’incontro con Sonia. «Per me è stata quella che è diventata mia moglie. Ho capito che, nonostante tutto quello che ti può capitare, si può andare avanti. Si può scegliere di andare avanti».
È proprio la parola “scegliere” a rappresentare uno dei concetti centrali della sua esperienza. «Scegliere per me è il verbo più potente di tutti, anche di amare», spiega Massimo, che proprio questo messaggio porta nei suoi incontri motivazionali.
Scegliere di andare avanti, però, non significa cancellare la sofferenza. La sua storia non è quella di un supereroe capace di affrontare ogni difficoltà con il sorriso sulle labbra. È, piuttosto, il racconto di una persona fragile, con paure e debolezze, che ogni giorno cerca una ragione per continuare.
«La mia vita è stata bruciata in un istante», racconta. Ma dopo quell’istante Massimo ha scelto di guardare dall’altra parte: non verso ciò che non poteva più fare, ma verso quello che poteva ancora fare.
È questa la prospettiva che attraversa il suo libro e i suoi incontri: una storia di fede e di speranza, ma soprattutto una storia profondamente umana. Nel raccontarsi, Lo Russo mette a nudo le proprie fragilità e i momenti di sconforto, senza nascondere le difficoltà del percorso.
Al centro, però, resta una scelta che si rinnova ogni giorno: quella di non arrendersi. Non una volta per tutte, ma giorno dopo giorno.








