È successo a San Severino Marche, ma è una situazione che richiama un problema ormai frequente nei pronto soccorso e nei punti di emergenza: operatori sanitari costretti a lavorare in condizioni di forte tensione, alle prese con pazienti aggressivi o in stato di alterazione. L’ultimo episodio è avvenuto nella notte del 20 agosto, al Punto di primo intervento dell’ospedale Bartolomeo Eustachio.
Erano circa le 3 quando un uomo di 30 anni, di origini albanesi e residente a Santa Croce sull’Arno, avrebbe aggredito il medico di turno dopo una discussione per futili motivi. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il trentenne, in evidente stato di alterazione psicofisica, ha scagliato il proprio cellulare contro il sanitario, colpendolo all’arcata sopracciliare. Il medico ha riportato lesioni giudicate guaribili in 15 giorni.
Non sarebbe stata l’unica manifestazione di aggressività. Secondo quanto riferito dall’Ugl Salute, l’uomo avrebbe minacciato e insultato il personale, lanciato oggetti e danneggiato alcuni arredi della struttura.
Dopo l’allarme al 112, i militari dell’Aliquota Radiomobile di Tolentino hanno intercettato l’auto nei pressi dell’ospedale e l’hanno bloccata dopo un breve inseguimento. Durante il controllo, il trentenne avrebbe rifiutato di fornire le proprie generalità e di sottoporsi al pre-test per le sostanze stupefacenti e all’alcoltest. Dagli accertamenti è inoltre emerso che era già recidivo per guida senza patente.
L’uomo è stato denunciato per violenza a pubblico ufficiale, lesioni personali, rifiuto di fornire le generalità e di sottoporsi agli accertamenti per alcol e droga, oltre che per la reiterazione della guida senza patente.
L’episodio riporta però in primo piano una questione che non riguarda soltanto San Severino. Le aggressioni ai danni di medici, infermieri e operatori sanitari sono ormai una delle principali criticità che interessano i servizi di emergenza, dove personale spesso ridotto all’osso deve gestire situazioni di particolare pressione, soprattutto nelle ore notturne.
A intervenire è Fabio Angeloro, segretario provinciale Ugl Salute Macerata, che definisce «inaccettabile» considerare le aggressioni come episodi occasionali o inevitabili.
«Chi indossa un camice entra ogni giorno in servizio per assistere e curare le persone e non può essere costretto a lavorare nella paura», sottolinea Angeloro, esprimendo solidarietà al medico aggredito e agli altri operatori coinvolti.
Per il sindacato, un’aggressione all’interno di un ospedale non rappresenta soltanto un problema per il singolo lavoratore, ma mette in discussione la sicurezza dell’intera struttura. Da qui la richiesta di un confronto sulla situazione degli ospedali della provincia di Macerata e sulle misure necessarie per prevenire nuovi episodi.
Tra le proposte ci sono sistemi di allarme più efficienti, protocolli specifici per affrontare pazienti violenti o in stato di alterazione, un coordinamento più rapido con le forze dell’ordine e organici adeguati, soprattutto nelle fasce orarie maggiormente a rischio.
Sul caso interviene anche la Fp Cgil. «È inaccettabile – afferma la segretaria generale provinciale Sonia Prosperi – che personale qualificato, impegnato nella cura e nella salvaguardia della salute delle persone, debba essere sottoposto a minacce, violenze e aggressioni».
La Fp Cgil chiede quindi all’Ast di Macerata di intervenire con urgenza, mettendo in campo tutte le misure necessarie a tutelare chi lavora nelle strutture sanitarie.
Il caso di San Severino diventa così l’ennesimo campanello d’allarme per un problema che attraversa anche la realtà sanitaria del territorio: nei pronto soccorso la sicurezza di chi cura non può diventare una questione secondaria.





