Si va dall’euforia e l’entusiasmo di rito e obbligato degli organizzatori allo sprezzo dei partecipanti che la riducono, nei commenti che si leggono in rete, a “sagra”, della salsiccia o della porchetta, secondo i gusti. Vita Vita divide, da quasi sempre. Ci si appella e si rievocano le prime edizioni, le migliori secondo i più e mai eguagliate, come per i musicisti di cui si apprezzano i primi album e poi i successivi si giudicano ripetitivi e noiosi.
Le novità di questa 14esima edizione, l’anticipo ad agosto e l’articolazione in più giornate, che dovrebbe dare la dignità del festival a una manifestazione che è stata spesso definita la “notte bianca” di Civitanova, non hanno sortito effetti rigeneranti. Abbiamo già parlato dell’anteprima sottotono e dimessa di Civitanova Alta, riportando anche alcune motivazioni su cui riflettere, ma sulla tre giorni al porto è evidente a tutti intanto la disparità esorbitante tra le proposte delle prime due giornate, quelle di giovedì e di venerdì che a molti ha fatto chiedere “Dov’è Vita Vita?”, rispetto alla giornata conclusiva di sabato. Il pensiero che sorge spontaneo è che si sia voluto fare il passo più lungo della propria gamba o forse semplicemente si è dovuto “riempire”, per citare l’assessore alla cultura. Una manifestazione che, a detta del sindaco, a luglio non era né finanziata nè programmata, si pretende che sia ampliata e persino anticipata rispetto alla tempistica solita di settembre. È ovvio che il risultato, con tutto l’impegno degli operatori, degli artisti, degli organizzatori, non può che essere deludente. Non sarebbe stato meglio investire e convogliare gli sforzi anche economici per strutturare al meglio la serata tradizionale del sabato e poi magari prendersi del tempo e pianificare per il prossimo anno il format più articolato? Perché anche la giornata conclusiva, che comunque ha richiamato molta gente, ne ha risentito. Tra i cosiddetti “teatri” mancava quello di piazza conchiglia, uno dei più raccolti del borgo marinaro, così come l’angolo di via mazzini, solitamente un’oasi di bellezza e di respiro, la zona nord del corso principale, il Lido Cluana offeso, ridotto ad accogliere un mercatino, l’area dell’arco riservata al cibo, e persino la piazza che ha dovuto fare spazio alle macchine simulatrici di guida. C’era anche il toro meccanico? A me è sfuggito!
Sul livello delle proposte artistiche è indubbio che alcune sono state di qualità ma il contesto è talmente caotico che non si riesce ad apprezzare nel modo adeguato. Ad esempio in piazza ramovecchi c’era dell’ottima musica jazz ma con un tale rumore e chiacchiericcio di fondo che temo gli stessi musicisti abbiano avuto difficoltà a suonare al meglio.
La sventura di dover organizzare con poco tempo inoltre limita le novità ed ecco che ci si ritrova con il finale, annunciato come sorpresa, che in realtà è riciclato almeno per la terza volta, seppur non consecutiva.
Per concludere. Euforia? È mal riposta. Sagra? A rischio, ma con una ordinanza di divieto di vendita di alcolici su tutto il territorio comunale non si salva neanche una sagra. Cambiamenti? Recuperare un progetto culturale che rispetti più profondamente il pubblico e restituisca un senso e una unicità a una manifestazione che li ha persi.
C’è un anno di tempo.




