UNA STORIA DIMENTICATA

Una storia dimenticata riaffiora oggi grazie al racconto di Amedeo Regini, che alle 18.30 alla Cinciallegra ripercorrerà la vicenda umana e politica di Tito Nischio, con la presentazione di Alvise Manni. Un incontro aperto al pubblico dedicato a una figura quasi sconosciuta, ma centrale nelle prime stagioni del movimento comunista italiano.

Tito Nischio nacque a Civitanova Alta, figlio dell’allora maresciallo dei Regi Carabinieri. La famiglia si trasferì successivamente a Sestri Levante, dove il giovane Tito iniziò il suo impegno sindacale tra i portuali, distinguendosi subito come instancabile organizzatore e animatore del movimento operaio.

Nel 1921 aderì al Partito Comunista Italiano, allora diretto da Amedeo Bordiga. Le sue capacità non passarono inosservate neppure ad Antonio Gramsci, direttore de “L’Ordine Nuovo”, che lo scelse insieme ad altri giovani militanti per una missione politica e formativa a Mosca. Nella capitale sovietica Nischio conobbe Lenin e importanti dirigenti del PCUS, entrando così nel cuore del movimento comunista internazionale.

Considerato ormai un dirigente organico del PCI, il partito lo inviò anche a Parigi per contribuire all’organizzazione del movimento operaio italiano all’estero. La sua appariva una carriera politica destinata a crescere rapidamente.

Ma in Italia il clima stava cambiando drammaticamente. La Marcia su Roma dell’ottobre 1922 consegnò il potere al fascismo, trasformando il Paese in una dittatura. Per i militanti comunisti iniziarono persecuzioni, arresti e processi.

Rientrato in Italia, Tito Nischio venne processato e condannato in contumacia a dodici anni di carcere. Arrestato nuovamente, fu mandato al confino nell’isola di Ponza, luogo simbolo della repressione antifascista. Qui conobbe Sandro Pertini e numerosi altri oppositori politici del regime. A Ponza si trovavano confinati anche altri due civitanovesi: il comunista Italo Tamburri e l’anarchico Nicola Recchi.

La salute di Tito Nischio peggiorò progressivamente fino alla morte, avvenuta proprio sull’isola nel 1937. Fu sepolto a Ponza e ai suoi funerali partecipò anche Sandro Pertini, che molti anni dopo, nel 1970, volle ricordare l’amico e i giorni trascorsi insieme al confino in una pagina dell’“Avanti”.

Una vita intensa, segnata dall’impegno politico, dalla repressione fascista e da un destino tragico, che oggi torna alla luce per restituire memoria a uno dei tanti protagonisti dimenticati dell’antifascismo italiano.

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