UN BILANCIO DEL DOPO CHECCO ZALONE

Parlare di Checco Zalone oramai è diventato un problema. C’è chi lo incorona come un genio smisurato e chi si è stancato anche di sentirlo nominare. Sicuro è che il suo film, “Quo vado”, è secondo tra i primati degli incassi di tutti i tempi in Italia. Distribuito in troppe sale, oscurando tutti gli altri film o meno, sta che senza di lui la produzione cinematografica italiana avrebbe segnato rosso.
Siamo così sicuri che Zalone abbia voluto sol far ridere? Nel film vengono trattati temi non di poca rilevanza anche attuali per il nostro Paese.
La ricerca forsennata di un lavoro, meglio se fisso, Zalone fin da piccolo rincorre questo obiettivo, anche quando i suoi compagni di classe aspiravano a diventare scienziati. Ed ancora, il mito dell’italiano all’Estero, caciarone, irrispettoso. Checco deve puntualmente trattenersi per non suonare il clacson al semaforo. I matrimoni tra gay e la parità dei diritti, la madre del protagonista si sconvolge alla visione che l’ex compagno della ragazza di suo figlio sta sposando un uomo e che tutti festeggiano l’evento felicemente. Infine i meccanismi ai piani alti del potere, dove si decide di liquidare tantissima gente dopo anni nella Pubblica Amministrazione a seguito della riforma delle Provincie. E si potrebbe continuare fino all’infinito, perché il comico, seppur in modo strampalato, eccessivo, originale di temi caldi ne tocca tantissimi.
Forse l’italiano si è identificato nella quotidiana difficoltà nell’affrontare i problemi del lavoro e della burocrazia del nostro Pese, siamo simpatici e originali e diventiamo subito, tutti, ingenuamente un po’ “macchiette”.
Ci sta che attualmente va a tutti un po’ di ridere, il rischio è se un tale messaggio venduto così bene si auto-moltiplica esponenzialmente. Speriamo quindi che di Zalone si prenda solo lo spirito creativo e i buoni sentimenti italiani, perché in fin dei conti per amore anche Checco il posto fisso lo molla.
L’augurio è che quindi che non ci sia solo Checco ma anche soldi per prodotti di pregio culturale e cinematografico, altrimenti il Belpaese di Visconti, Rossellini, Antonioni, Fellini e Pasolini potrebbe immobilizzarsi al grido di “Quo vado”.

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