“Non voglio entrare nel dibattito politico spesso strumentale e finalizzato non a un esame corretto degli aspetti reali di ciò che Futura è stato, un festival che può aver avuto difetti alla prima edizione, costruito in tempi brevi, con ospiti di assoluto rilievo, con incontri di indiscutibile valore, con serate indimenticabili (cosa devo citare, Augè, Settis, Boncinelli, Fusaro, le serate di spettacolo, Sorrentino, potrei continuare!), ma alla demolizione preconcetta di un evento culturale che comunque ha avuto decine di migliaia di estimatori. La polemica innestata è davvero stucchevole e priva di un minimo di rispetto del lavoro svolto e dei risultati che sono sotto gli occhi di tutti, basterebbe finirla con i travisamenti della realtà solo andando a sfogliare l’album delle foto presente sul sito di FuturaFestival (non parlo dei video, la cui visione sarebbe utile per entrare nel merito della qualità degli interventi, ma vedo che questa a priori non interessa).
Voglio invece dire, anzi urlarlo, perché mi ferisce la manipolazione del mio pensiero, che mai e in nessun modo ho detto le parole che mi si attribuiscono sull’gnoranza della città, ripeto mai. Chi ha dedotto queste cose e su che base? Come vi permettete di parlare di frasi che non ho mai pronunciato? Anzi penso proprio il contrario, che la città ha dei meriti straordinari per aver scommesso, oggi come ieri sulla cultura come chiave di un rilancio turistico e per una consacrazione come laboratorio culturale delle Marche. Invitai vent’anni fa Marinelli, che lo può testimoniare, a credere in un festival della danza, fui protagonista da assessore regionale delle prime mostre a Civitanova Marche che ho sostenuto e voluto fortemente. La mia ferma convinzione che Civitanova è un luogo vocato alla dimensione culturale ha radici antiche. Non avrei nemmeno cominciato il duro lavoro di mesi per approntare un programma se il mio atteggiamento fosse stato quello che mi si attribuisce! Ho parlato di un festival che d’estate deve essere vetrina di un paziente impegno a tessere durante l’anno una tela culturale con le associazioni, la scuola, la ciittà. Questo è quello che penso, questo impegno di relazioni vere con una città che rispetto e in cui credo, mi sono preso, altro che straniero. Non facciamo ridere il mondo, in una città-regione come le Marche, un quartiere di Roma, nessuno è straniero da nessuna parte”


