Chi vive in roulotte, chi nei camper con temperature che la notte finiscono sotto lo zero, chi è stato ‘trasferito’ lontano da casa ma non si dà per vinto e vuole tornare al paese, chi ha perso casa e lavoro, chi non si rassegna e chiede una risposta alla politica. I terremotati del Centro Italia, soprattutto marchigiani, riuniti in sit-in per la seconda volta in Piazza Montecitorio, fanno sentire forte la loro voce e raccontano le proprie storie. “Da tre mesi – dice Fulvio Santoni di Camerino – vivo ospite di mio fratello. Non posso continuare così. Nel ’97, ricordo, quando ci fu il terremoto di Colfiorito, dopo tre mesi eravamo tutti nei container, ora no. Cosa fanno i commissari straordinari? Mi sembra che perdano solo tempo”.
Con il terremoto “la burocrazia è il più grande ostacolo”. Lo ha detto la presidente della Camera Laura Boldrini incontrando insieme al vice presidente Simone Baldelli una delegazione di terremotati marchigiani, che hanno denunciato come “quello che ci era stato promesso a Natale non ci è stato dato”, aggiungendo che “le persone portate sulla costa negli alberghi, le cui convenzioni sono in scadenza, sono come deportate”. “Nel decreto legge che il governo si accinge a varare – ha spiegato Boldrini – accanto alle risorse ci sono anche parti dedicate alla sburocratizzazione dei passaggi”.
“Non voglio essere presente alla posa della prima pietra, ma quella dell’ultima perché vorrà dire che si è ricostruito tutto ciò che il terremoto ha distrutto…”. Si conclude così, con questa promessa di Grasso, l’incontro a Palazzo Madama tra il presidente del Senato e la delegazione di vittime del sisma delle Marche, già ricevuta in mattinata dalla presidente della Camera Laura Boldrini. La delegazione, che aveva già manifestato nei giorni scorsi davanti a Montecitorio, ha chiesto a Grasso di vigilare anche sul “cronoprogramma del governo” affinché tutte le promesse fatte vengano mantenute. “Quando 20 anni fa ci fu il terremoto a Colfiorito – racconta un componente della delegazione – nel giro di tre mesi tutti erano nei container con bagno e si è potuto ricostruire senza che la popolazione vivesse il disagio che si sta vivendo ora”.




