La vicenda dei cantieri sulla A14, nella tratta delle basse Marche e dell’Abruzzo, torna al centro del dibattito politico dopo l’intervento in Aula del deputato di Azione Giulio Cesare Sottanelli contro il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Una denuncia che parte da lontano e che oggi si arricchisce di nuovi elementi.
Già in una precedente interrogazione, il ministero aveva assicurato che i lavori sarebbero stati conclusi nell’arco di due anni. Da allora, però, è passato abbondantemente più tempo e la situazione è rimasta sostanzialmente invariata: i cantieri non sono stati completati, le file proseguono quotidianamente e gli incidenti continuano a verificarsi con preoccupante frequenza.
Nel corso dell’ultimo Question time, Salvini ha indicato come nuova scadenza il mese di febbraio, sostenendo inoltre che i lavori verrebbero svolti solo in orario notturno. Una ricostruzione che, secondo Sottanelli e secondo molti utenti dell’autostrada, non corrisponde alla realtà.
Durante il giorno, infatti, i cantieri restano operativi e le code permangono per chilometri. Emblematica la situazione registrata oggi alle 17, quando lungo il tratto interessato si sono formate chilometriche colonne di veicoli, con rallentamenti pesanti e disagi diffusi.
Una condizione che negli anni ha portato molti automobilisti a definire quel tratto come “l’autostrada della morte”: gli incidenti, in particolare quelli mortali, sono stati numerosi e la percezione di pericolo è costante per chi è costretto a percorrerla ogni giorno.
«Dopo oltre dodici anni di lavori, i disagi sono ancora presenti», ha ribadito Sottanelli, ricordando che «le promesse non sono state mantenute» e che i cittadini sono «esasperati per le code, per la scarsa illuminazione e per l’aumento dei pedaggi».
Il deputato ha chiesto una data certa di fine lavori, misure automatiche di compensazione sui pedaggi, ristori per i Comuni penalizzati dal traffico deviato e più risorse per le polizie locali. Ma soprattutto ha sollecitato un cambio di passo nella gestione dell’emergenza.
«Mi sarei aspettato un’azione forte per risolvere il problema alla radice – ha concluso – e non l’ennesimo tentativo di difendere l’indifendibile». Una critica che fotografa lo stato di una delle arterie più problematiche dell’Adriatico, dove le promesse si sono moltiplicate, ma i cantieri e i rischi restano.




