SPUNTATURE O KEBAB? LA RIFLESSIONE DI AMEDEO REGINI TRA TRADIZIONI E CAMBIAMENTI

Una riflessione che parte da un ricordo gastronomico per allargarsi ai cambiamenti culturali e sociali degli ultimi decenni. È quella proposta da Amedeo Regini, che attraverso un post ripercorre usanze, luoghi e sapori di un tempo, interrogandosi su quanto sia cambiata la società.
Regini richiama alla memoria gli anni della gioventù, quando si imitavano i Beatles e l’Equipe 84, si trascorrevano le serate nelle storiche sale da ballo della costa marchigiana, dal Peretos di Porto Potenza alla Conchiglia Verde di Sirolo, fino ai concerti ascoltati dall’esterno della Barcaccia. Tra i ricordi più vividi c’è anche quello delle “spuntature” cotte alla brace da un ambulante lungo la Statale 16, in direzione Porto Recanati, una sosta che per molti rappresentava un piccolo rito.
Da qui nasce la domanda provocatoria: meglio il ritorno alle spuntature o il kebab? Per Regini, tuttavia, non esiste un vero ritorno al passato. L’integrazione tra culture diverse, osserva, è un fenomeno che accompagna la storia dell’umanità da sempre, anche se spesso è avvenuto attraverso la forza e l’imposizione.
L’autore ricorda come i grandi imperi del passato abbiano perseguito l’integrazione con modalità coercitive, citando anche le pagine più buie del Novecento italiano e le teorie razziali del fascismo. Un richiamo alla storia che accompagna la riflessione sul presente.
La conclusione è affidata a una provocazione: mentre il dibattito si divide tra tradizione e nuovi sapori, il rischio, secondo Regini, è che tutti finiscano per uniformarsi ai modelli della ristorazione globale, rappresentati dalle grandi catene del fast food.
Più che una presa di posizione sul cibo, quella di Regini è una riflessione sul rapporto tra memoria, identità e trasformazioni della società contemporanea.

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