SCORRE UN FIUME DI DROGA A CIVITANOVA MARCHE

Di Rebecca Cerretani

Incontro intenso e partecipato, sabato 24 gennaio, al cinema Cecchetti, dove si è svolto l’evento “Civitanova senza veli. I segnali di allarme”. L’appuntamento, animato dalle presenze dell’avvocato Giuseppe Bommarito e del dott. Mario Graziano Loredano De Rosa, ha offerto un quadro della realtà delle dipendenze ma anche chiavi di lettura interessanti per andare oltre l’emergenza.

L’evento al Cecchetti

“Scorre un fiume di droga a Civitanova Marche” e si tratta di “un fiume di droga che uccide”: i dati ci dicono che “le Marche, con un milione e mezzo di abitanti di popolazione, sono al vertice del numero dei morti per overdose in Italia. Non è la prima volta che fa queste affermazioni, l’avvocato Giuseppe Bommarito, presidente dell’associazione “Con Nicola oltre il deserto dell’indifferenza – Macerata” perché lui, che si definisce “orfano di figlio”, dopo aver perso Nicola nel 2009, è “sul campo” da allora e conosce molto bene l’allarmante situazione del nostro territorio. Bommarito è stato uno dei protagonisti dell’incontro “Civitanova senza veli. I segnali di allarme”, organizzato da Giorgio Pollastrelli, Pierpaolo Turchi e Fabiola Polverini, che ha visto il cinema Cecchetti strapieno con un uditorio particolarmente attento e partecipe e forse anche un po’ spaventato dal quadro che veniva delineato. In platea i rappresentanti di tutte le forze dell’ordine del territorio, protagoniste, in questi ultimissimi giorni, di inchieste nazionali e internazionali, che hanno scoperchiato realtà di spaccio che coinvolgevano il territorio di Civitanova e non solo: l’evento in effetti è stato aperto dal colonnello Raffaele Ruocco, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Macerata, che ha sottolineato proprio l’importante attività investigativa messa in atto con le recenti inchieste. Il merito dell’incontro però è stato quello di provare a ragionare oltre i dati di fatto, così allarmanti, grazie anche alle considerazioni del dott. Mario Graziano Loredano De Rosa, direttore U.O.C. Servizio Territoriale Dipendenze Patologiche – Civitanova Marche e anche di proporre delle azioni concrete che cittadini ed enti territoriali possono adottare per contrastare questa situazione.

Avvocato Bommarito: la città, lo spaccio, le mafie e le connessioni

Ma procediamo con ordine: i due relatori principali dell’evento, intervistati da Andrea Foglia, Coordinatore Tavolo per la Salute delle Nuove Generazioni di Civitanova Marche, si sono alternati nel descrivere una situazione, quella della dipendenze da sostanze, che sembrava quasi sparita dal dibattito pubblico e che invece vede in Civitanova uno dei nodi principali di diffusione e spaccio, che coinvolge consumatori non solo giovani ma anche adulti, come professionisti, imprenditori, avvocati, commercialisti, giocatori di calcio e altri ancora, tutti che alimentano un florido mercato.

Nel suo intervento duro, ma chiarissimo e reale, l’avvocato Bommarito ha individuato diverse cause oggettive che rendono Civitanova un territorio attrattivo per il traffico di stupefacenti: la dimensione urbana allargata, dato che la città, “ha assorbito” i centri limitrofi del Fermano e del Maceratese, l’elevata circolazione di denaro contante, il casello autostradale tra i più frequentati dell’A14, la superstrada che collega rapidamente l’entroterra e la vicinanza al porto di Ancona. La droga viaggia quasi tutta via nave, nei container, ha ricordato, spiegando come la collocazione geografica giochi un ruolo decisivo. A questi fattori si aggiungono, secondo Bommarito, scelte politico-amministrative che hanno aggravato la situazione. La trasformazione della città in un polo del divertimento notturno è una di queste: “a Civitanova ci sono tre discoteche più tutti gli chalet in estate: in questi locali la droga circola sui tavoli, per non parlare dell’alcol che è consumato in abbondanza”. Locali, discoteche e movida diventano così luoghi privilegiati di spaccio e consumo, spesso intrecciati con fenomeni di violenza estorsiva e baby gang: “la criminalità organizzata esercita ormai un grande fascino sui giovani, che anche attraverso le bande giovanili cercano di mettersi in luce. Spesso avvengono scontri per porzioni di territorio, soprattutto vicino alle discoteche dove lo spaccio è più facile e abbondante”. Altro nodo centrale è il gioco d’azzardo, legale e illegale. Il gioco d’azzardo c’entra eccome con la droga– ha spiegato – porta all’uso di cocaina, all’abuso di alcol e all’usura. Una spirale che alimenta la criminalità organizzata e la dipendenza. Bommarito ha poi denunciato il ruolo dei B&B: Sono diventati posti dove si consuma droga, si nascondono soldi e armi e si ospitano latitanti. Una proliferazione incontrollata che, a suo avviso, segnala una grave mancanza di controlli.

Il quadro si è chiuso con la denuncia della presenza radicata delle mafie, italiane e straniere. Qui a Civitanova abbiamo tutte le mafie, a partire dalla ’ndrangheta”, ha sottolineato l’avvocato, indicando nel traffico di droga e nel riciclaggio edilizio due facce della stessa medaglia. In questo contesto, il cosiddetto Piano Casa è stato definito una manna. Ovviamente tutto ciò non avviene perché qualcuno si è distratto, sono scelte volute, ci sono sicuramente complicità a livello politico, amministrativo, burocratico, c’è una cupola che gestisce l’urbanistica a Civitanova composta da elementi dell’ufficio tecnico, da componenti dell’amministrazione, da professionisti di un certo livello, da agenti immobiliari che fanno il bello e il cattivo tempo e decidono chi debba guadagnare milioni d’euro e chi debba rimanere alla finestra. Il Piano Casa è molto sfavorevole per i cittadini e assai favorevole per gli speculatori”.

Dottor De Rosa: dal narcisismo al nichilismo

L’intervento di De Rosa ha offerto una lettura profonda e strutturata del fenomeno delle dipendenze, collocandolo all’interno di un più ampio cambiamento culturale, educativo e psicologico. Partendo dai dati il dottore ha evidenziato come negli ultimi anni il numero di persone che si rivolgono ai servizi sia cresciuto in modo significativo, passando da circa 490 utenti nei primi anni Duemila a circa 700 oggi, con un aumento del 30–40 per cento. Parallelamente è cambiato il consumo perché “all’inizio la sostanza principale era l’eroina, oggi assistiamo a un boom della cocaina. Secondo De Rosa, questo passaggio non è casuale ma riflette una trasformazione del modello esistenziale. Se in passato l’uso di eroina si inseriva in un contesto di disagio di tipo nevrotico-depressivo, oggi la cocaina risponde a un bisogno diverso, ovvero “il desiderio prestazionale di affermare se stessi in maniera prepotente”. È l’espressione di una società che spinge all’affermazione rapida, senza limiti e senza attese. Alla base di questo cambiamento c’è anche una profonda crisi del modello educativo. Il modello etico, fatto di regole e limiti, è venuto meno ha spiegato De Rosa, sottolineando come oggi si tenda a considerare i bambini come individui già compiuti, da non correggere né orientare. Questo ha prodotto una valorizzazione estrema dell’individualismo e una perdita dei riferimenti simbolici e sociali. In una prima fase, ha osservato, questa spinta ha alimentato una dimensione narcisistica, in cui l’individuo cerca un’affermazione di sé grandiosa e senza confini. Ma quando la realtà non consente a tutti di sostenere quell’ideale, subentra una frustrazione profonda. Non tutti possono affermarsi così, e da qui nasce il vuoto. È in questo passaggio che De Rosa ha individuato il cuore del problema di oggi, dove siamo passati dal narcisismo al nichilismo. Un nichilismo fatto di noia, vuoto, assenza di senso, che non è una psicopatologia in senso classico ma una condizione diffusa. In questo scenario, gli strumenti tradizionali della clinica risultano sempre meno efficaci. Non ci sono più leve psichiche né farmacologiche realmente efficaci per molti dei nuovi disturbi del comportamento, perché manca una struttura psichica su cui intervenire. Da qui la necessità di spostare lo sguardo dalla sola cura alla prevenzione.

E domani? L’impegno e la speranza

Dopo questa analisi preoccupante, però, Bommarito e De Rosa hanno proposto forse non delle soluzioni, ma dei percorsi possibili. Per il primo “la lotta alla droga deve essere concreta, forte e quotidiana”: il cittadino deve “collaborare con le forze dell’ordine” e se vede qualcosa “non deve girarsi dall’altra parte, pensando che qualcun altro ci possa risolvere il problema”. Inoltrealla base della prevenzione ci deve essere l’informazione”. Fondamentale è anche l’esempio a partire dagli adulti impegnati nella vita pubblica: “ho proposto – ha raccontato – di procedere a un disegno di legge in base al quale sia possibile chiedere l’analisi tossicologica ai rappresentanti istituzionali”. Un’altra consa indispensabile è che nelle Marche venga istituita una sezione della Direzione Investigativa Antimafia, in modo che le forze dell’ordine possano coordinarsi e scambiarsi informazioni e che soprattutto vengano indagati i personaggi che sono dietro lo spaccio.

Anche per De Rosa, la risposta al problema delle dipendenze non può che essere collettiva: Si apre lo scenario della prevenzione, della formazione e dell’educazione a livello del territorio. Serve ricostruire un pensiero critico nelle nuove generazioni, “perché il pensiero critico è fondamentale per il giovane, lo aiuta a riflettere su quello che è bene per lui e cosa è male”. “Abbiamo poi le responsabilità del singolo cittadino e del decisore politico che offra soluzioni altre ad un giovane, perché ci sono dei giovani che amano esprimersi in contesti di aggregazione di tipo artistico-culturale, ricreativo, sportivo.

E segni di speranza sono venuti anche da Andrea Foglia, il quale ha riferito che c’è stato un incontro, mercoledì scorso, tra lui, il sindaco Fabrizio Ciarapica e l’assessore ai Servizi sociali, Barbara Capponi, per far ripartire il lavoro del Tavolo per la Salute delle Nuove Generazioni, da lui coordinato, dopo tante polemiche per il suo “affossamento”. A conclusione del pomeriggio anche gli interventi di Sabrina Tosi, psicologa e Giudice Onorario presso il Tribunale per i minorenni di Ancona e l’avvocata Luisella Cellini dell’associazione Mutatio: entrambe hanno richiamato l’importanza dell’intervento della comunità e dell’intreccio tra generazioni. Il giusto finale è stato affidato a Enzo Morreale, del Laboratorio musicale “Il palco” e Federico Baiocco, che con la canzone “Tutto si può fare” hanno trasmesso un messaggio di incoraggiamento e di impegno.

 

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