SCIACALLI ANCHE SUL DOLORE, CLONATA LA CARTA DELLA RACCOLTA FONDI PER I FUNERALI DI MARCO PENNESI

Non si fermano nemmeno davanti al dolore di una famiglia e di un’intera comunità. Mentre amici e conoscenti continuano a mobilitarsi per sostenere le spese dei funerali di Marco Pennesi, il 62enne ucciso nei giorni scorsi nella sua abitazione di Civitanova Marche, qualcuno avrebbe pensato di approfittare della situazione, arrivando a clonare la carta ricaricabile utilizzata per la raccolta fondi.
La denuncia arriva direttamente dagli amici di Pennesi. Roberto Angelini, tra i promotori dell’iniziativa solidale, ha affidato ai social un duro messaggio per mettere in guardia quanti intendono contribuire.
«Per quanto riguarda la raccolta fondi per le esequie del nostro caro amico Marco Pennesi – scrive Angelini – purtroppo hanno clonato la carta ricaricabile e Bruna è stata costretta a bloccarla. I soldi sono al sicuro sul conto. Chi volesse ancora partecipare può farlo esclusivamente tramite bonifico bancario utilizzando l’Iban oppure recandosi direttamente al New Bar di Civitanova Marche. Non ho parole, purtroppo ci sono individui che non rispettano neanche la disgrazia altrui».
Parole che raccontano tutta l’amarezza di chi, oltre a fare i conti con la perdita di un amico, si trova costretto a difendersi da comportamenti che indignano e feriscono ulteriormente. Un episodio che, se confermato, rappresenterebbe l’ennesimo caso di sciacallaggio ai danni di persone già provate da una tragedia.
La raccolta fondi era nata con un obiettivo semplice: aiutare la famiglia ad affrontare le spese delle esequie e consentire a chi aveva conosciuto e stimato Marco Pennesi di esprimere concretamente la propria vicinanza. Un gesto di solidarietà trasformato, però, in un’occasione da sfruttare da parte di chi non si è fermato neppure davanti al lutto.
Per questo gli organizzatori invitano tutti coloro che desiderano contribuire a utilizzare esclusivamente i canali ufficiali, evitando qualsiasi versamento sulla carta ricaricabile ormai bloccata.
Ancora una volta emerge il volto peggiore di chi approfitta della buona fede e della generosità altrui. Rubare è sempre un gesto grave, ma tentare di farlo su una raccolta destinata a dare un ultimo saluto a una vittima di un fatto di sangue supera ogni limite di decenza. Un comportamento che suscita indignazione e che lascia l’amaro in bocca a un’intera comunità, chiamata ancora una volta a fare i conti non solo con una tragedia, ma anche con chi prova a speculare sul dolore degli altri.

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