Mentre l’assessore regionale alla sanità Paolo Calcinaro invita alla cautela e prende tempo sul caso delle sacche di plasma distrutte emerso a fine marzo, le indagini si allargano e assumono una portata ben più ampia. «C’è una commissione, lasciamola lavorare», ha dichiarato, escludendo che episodi simili si siano verificati in passato, almeno durante il suo mandato.
Accanto alla Procura di Ancona, supportata dai Nas, entra ora in scena anche la Corte dei Conti, che ha aperto un’istruttoria per verificare un possibile danno erariale legato alla distruzione o inutilizzabilità di centinaia di sacche all’Officina del sangue dell’ospedale di Torrette.
Ma l’attenzione dei magistrati contabili non si fermerebbe al singolo episodio. L’indagine punterebbe infatti a esaminare l’intero sistema del plasma, un comparto che, tra raccolta, lavorazione e cessione — in particolare per la produzione di farmaci — muove risorse per circa 20 milioni di euro.
In questo contesto, il danno si articola su due livelli: da un lato quello immediato, legato alle sacche buttate e quantificabile in alcune decine di migliaia di euro; dall’altro quello potenziale e sistemico, connesso a eventuali inefficienze organizzative, criticità nella gestione dei flussi e possibili perdite economiche su scala molto più ampia.
L’obiettivo dell’inchiesta è chiarire se vi siano state falle strutturali nella filiera trasfusionale e se la gestione dell’Officina del sangue abbia inciso su un settore strategico per la sanità regionale. In questa prospettiva, il caso delle sacche distrutte rappresenterebbe solo il segnale di un problema più esteso, che riguarda l’intero ciclo del plasma nelle Marche.
Nel frattempo, la vicenda si è trasformata in un duro scontro tra la Regione e Mauro Montanari, alla guida del Dipartimento di medicina trasfusionale fino al 20 marzo. Al centro del confronto ci sono i giorni decisivi tra fine febbraio e metà marzo, quando l’emergenza ha iniziato a prendere forma.
Il 28 febbraio Montanari aveva segnalato nuovamente la carenza di personale. Il 4 marzo era previsto un incontro per stabilire i rinforzi all’Officina del sangue, ma su quell’appuntamento emergono versioni contrastanti: l’ex direttore sostiene di essersi reso disponibile anche durante le ferie, mentre dalla Regione risulterebbe una comunicazione che ne attestava l’assenza e chiedeva il rinvio.
La riunione viene così spostata all’11 marzo e i rinforzi diventano operativi solo dal 16, quando però molte sacche erano già state smaltite. Lo smaltimento sarebbe poi proseguito fino al 21 marzo, aggravando il bilancio dell’emergenza.
Un altro snodo cruciale è il 18 marzo, quando una segnalazione anonima, corredata da una fotografia, mostra sacche di sangue gettate. Da Torrette non arriva però una risposta immediata. «Quell’immagine non era sufficiente a chiarire la gravità della situazione», ha spiegato Calcinaro.
Il 20 marzo, giorno delle dimissioni di Montanari, i centri trasfusionali marchigiani intervengono con una nota: da un lato accettano il rallentamento della raccolta, dall’altro evidenziano criticità organizzative già emerse in passato, parlando apertamente di possibili inefficienze nella gestione.
A rendere ancora più teso il clima contribuiscono alcune chat attribuite allo stesso Montanari, nelle quali si farebbe riferimento alla saturazione degli spazi per il plasma e al rischio di un blocco imminente. Elementi che la Regione interpreta come segnali allarmanti in una vicenda ormai sfociata in uno scontro frontale, mentre le indagini cercano di fare piena luce su responsabilità e conseguenze.




