Nella consueta rubrica del venerdì “Incontri”, curata da Giulio Silenzi su Facebook, il dibattito questa settimana si è concentrato su un caso che ha scosso profondamente l’opinione pubblica: lo smaltimento di centinaia, forse migliaia, di sacche di plasma nelle Marche. Un episodio definito “unico in Italia” per gravità.
A introdurre il tema è stato lo stesso Silenzi, che ha ricordato come la vicenda – rilanciata anche da Sky TG24 – riguardi oltre 1.600 sacche di plasma eliminate perché non lavorate entro le 24 ore previste. Secondo l’inchiesta di Fanpage.it, alla base del disastro ci sarebbero carenze di personale, errori organizzativi e allarmi rimasti inascoltati. Numeri contestati parzialmente in sede istituzionale, ma che descrivono comunque uno spreco enorme, con la conseguente necessità per la Regione di acquistare farmaci plasmaderivati sul mercato.
Il dottor Claudio Maria Maffei ha sottolineato con chiarezza che quanto accaduto “non è un fatto occasionale”.
Secondo Maffei, il problema va letto in chiave sistemica: il ciclo del sangue — dalla raccolta alla lavorazione fino all’utilizzo clinico o industriale — è oggi estremamente complesso e richiede un’organizzazione solida e coordinata. Nelle Marche, questo sistema era stato per anni un modello, grazie anche alla visione di Mario Piani, con la creazione di un dipartimento interaziendale avanzato.
Il punto critico, ha spiegato, è l’officina trasfusionale, centro unico di lavorazione. Qui si è rotto l’equilibrio tra quantità di sangue raccolto e capacità di lavorazione. “I tecnici avevano segnalato da tempo lo squilibrio — ha detto — ma non si è intervenuti: serviva rafforzare il personale e, temporaneamente, ridurre le donazioni”.
Per Maffei, la responsabilità è soprattutto politica: “Non è stato governato l’equilibrio del sistema”. E l’episodio rivela una criticità più ampia nella gestione della sanità pubblica, incapace di adattare l’organizzazione all’evoluzione tecnologica.
Il consigliere regionale del Pd Antonio Mastrovincenzo ha ricordato di aver presentato già due anni fa un’interrogazione, insieme al gruppo PD, per segnalare le criticità del settore.
“Si era già evidenziata una carenza di personale — ha spiegato — con il passaggio da 10 a 7 operatori tra il 2022 e il 2024”. A fronte di queste segnalazioni, erano state promesse assunzioni mai concretizzate.
Non solo: anche la direzione del dipartimento aveva presentato un progetto di potenziamento rimasto senza risposta. Nel 2025 ulteriori allarmi erano arrivati dall’AVIS, segnalando il rischio di un peggioramento dei servizi.
“La domanda è semplice: si poteva evitare? Sì — ha affermato — bastava ascoltare gli allarmi e programmare”. Mastrovincenzo ha parlato di una “grave carenza di organizzazione e programmazione”, sottolineando anche il danno economico: oltre allo spreco, la Regione dovrà acquistare farmaci sul mercato.
Sul numero delle sacche (300 o 1.600), ha invitato ad attendere gli esiti dell’indagine, ribadendo però che “anche una sola sacca buttata è un fatto offensivo per donatori e pazienti”.
Durissimo l’intervento di Angelo Sciapichetti, già presidente regionale Avis, che ha parlato di “affronto alla vita”.
“Quando ho letto Fanpage pensavo fosse una fake news — ha dichiarato — invece è tutto vero, ed è gravissimo”. Secondo Sciapichetti, un episodio del genere “non si è mai verificato né nelle Marche né nel resto d’Italia”.
Il riferimento è ai numeri della solidarietà: oltre 57.000 donatori e più di 100.000 donazioni annue. “Un patrimonio straordinario che oggi viene tradito”, ha detto, definendo lo spreco “un delitto morale”.
Pur riconoscendo che le criticità sul personale sono sempre esistite, ha sottolineato che “non si era mai arrivati a buttare sangue”. In passato, anche una sola sacca non utilizzata veniva segnalata ai massimi livelli come evento eccezionale.
Sciapichetti ha chiesto “chiarezza totale” e l’individuazione delle responsabilità lungo tutta la catena decisionale. Ha inoltre lanciato l’allarme su un possibile effetto negativo sulle donazioni, legato alla perdita di fiducia.
Infine, ha ricordato anche il danno economico: il plasma non è solo risorsa sanitaria ma anche valore, perché trasformato in farmaci salvavita.
Dal confronto emerge un quadro condiviso: non un incidente isolato, ma il risultato di criticità note da tempo e non affrontate.
Un sistema che per anni è stato un’eccellenza si trova oggi al centro di uno scandalo che impone risposte rapide, trasparenza e, soprattutto, un cambio di passo nella gestione della sanità pubblica regionale.




