RUBATI I CIMELI DI GINO BARTALI, A PROCESSO LO “SVUOTACANTINE” DI SENIGALLIA

Un 58enne di Senigallia, Giovanni Spenga, è finito a processo con l’accusa di furto dopo essere stato incaricato di sgomberare alcuni mobili dall’abitazione di Andrea Bartali, figlio del grande ciclista Gino Bartali. Secondo l’accusa, approfittando dell’incarico, l’uomo si sarebbe impossessato di fotografie, medaglie, documenti e targhe commemorative del campione, poi presumibilmente messe in vendita.

La vicenda risale al marzo 2024, quando Stella e Gioia Bartali, nipoti del campione, avevano contattato Spenga per liberare il garage e alcune stanze dell’abitazione di Montefano del padre, scomparso nel 2017. Inizialmente si trattava solo di mobili e oggetti di uso comune, ma secondo l’accusa i cimeli preziosi del ciclista sarebbero stati sottratti nel corso dello sgombero.

Le nipoti si sarebbero accorte della sparizione solo successivamente, presentando denuncia alle autorità competenti. L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Rocco Dragonetti, ha portato all’iscrizione di Spenga nel registro degli indagati e alla successiva apertura del processo.

Ieri a Macerata si è svolta l’udienza predibattimentale davanti al giudice Enrico Pannaggi, che ha disposto la prosecuzione del giudizio. La prossima udienza è fissata per il 22 ottobre davanti al giudice Federico Simonelli.

Le due nipoti si sono costituite parte civile, assistite dall’avvocato Gerardo Pizzirusso. L’imputato, difeso dall’avvocato Marco Subiaco, avrà l’opportunità di fornire la propria versione dei fatti nel corso del processo, che si annuncia complesso per ricostruire il destino dei preziosi cimeli di uno dei più grandi ciclisti italiani della storia.

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