“Non so se siete interessati alle sorti di Futura Festival. In questi giorni se ne sta parlando e le ultime dichiarazioni dell’amministrazione civitanovese non fanno presagire niente di buono, malgrado si stia
seguitando a parlare di Civitanova come città del futuro, quindi quale migliore contesto, se non questo, per portare avanti il dibattito sul contemporaneo e, così facendo, anticipare la conoscenza e l’evoluzione
della nostra società? ” Così sulla sua pagina facebook Rosetta Martellini ex Presidente dell’Azienda Teatri dopo le dichiarazioni dell’assessore Maika Gabellieri a proposito di Futura Festival.
La Martellini scrive: “il dibattito è tornato in modo avvilente sulle piazze, sulle piazze vuote, argomento misero, persino squallido e falso. Riguardando le foto della scorsa estate si vede il sindaco seduto in prima fila con alle sue spalle una piazza stracolma, che abbia avuto torcicollo? Quando sindaco non era non ha proprio frequentato quella manifestazione, come altre, lo ha ammesso lui stesso, quindi fa delle affermazioni senza cognizione diretta. Ma se si volesse riportare la discussione a un livello più alto, come penso sia necessario, bisognerebbe ripartire dalle PAROLE che vengono usate per raccontare i progetti, le idee che sono dietro a quella che viene presentata come programmazione, parole che tradiscono e insieme rivelano se non il vuoto almeno la pochezza della visione culturale della città.”
“Un’amministrazione che usa “RIEMPIRE” un calendario al posto di costruire, elaborare, predisporre o “ACCONTENTARE” un pubblico diversificato al posto di rivolgersi, di coinvolgere, scrive ancora la Martellini, rivela la superficialità del proprio operato, se non l’incompetenza. Così come altri definiscono “CONTENITORI” le nostre due sale cinematografiche, come se non raccontassero parte della nostra storia, come se non fossero inserite in contesto urbano di grande vitalità. Sono dei luoghi, non contenitori, giusto per precisare.Incompetenza, inesperienza sarebbero persino tollerabili, umane se affrontate con umiltà e invece è l’arroganza che serpeggia, neanche velatamente, in tutte le affermazioni.
Dichiarare che Futura sia una manifestazione di nicchia e locale è un’offesa all’intelligenza di chi in questi anni l’ha seguita partecipando ai tanti incontri ed è un’offesa irricevibile ai tanti ospiti provenienti da tutto il mondo. Certo, va riconosciuto che la risonanza planetaria delle palme cazzute ha sbaragliato tutti i concorrenti che ambivano a un richiamo extra territoriale non lasciandone più per nessuno.
Mi chiedo che capacità di valutazione si stia mettendo in atto. Il dubbio feroce è che siano sono delle parole dette a vanvera per giustificare una scelta di pregiudizio politico, la conferma di una incapacità a valutare serenamente e obbiettivamente un progetto su cui in questi anni, a differenza di altri che si sono venduti al miglior offerente, si è investito per il prestigio e il nome esclusivamente della nostra città.
La riflessione utile che invece sarebbe da fare oggi è sul rischio dell’autoreferenzialità della cultura, sul parlarsi addosso, spesso inconsapevole, ragionare su quali possono essere le strade da percorrere per coinvolgere una società in costante mutazione. È complesso, non ci sono ricette magiche, e niente e nessuno sono esenti da critiche.
I festival vivono oggi questo pericolo, si devono confrontare con il recupero della finalità formativa, educativa, partecipativa della cultura.
Per fare questointervi è necessario un lavoro appassionato, dedicato, capillare, occorre capacità di ascolto e di confronto, partecipazione, rischio. Non arroganza, non presunzione, non restaurazione.”




