OMICIDIO PENNESI, L’AUTOPSIA: MORTO DOPO DUE ORE PER EMORRAGIA, SI INDAGA SULLA DINAMICA

Marco Pennesi non sarebbe morto nell’immediatezza dell’aggressione, ma dopo circa due ore a causa del progressivo dissanguamento provocato da una ferita da arma da taglio. È quanto emerge dai primi riscontri dell’autopsia eseguita ieri dal medico legale Antonio Tombolini, incaricato dal sostituto procuratore Enrico Riccioni di fare luce sulla morte del 62enne civitanovese, ucciso mercoledì nella sua abitazione di viale Matteotti. Per l’omicidio è stata arrestata la compagna, la 33enne Isabella Di Mattia, attualmente detenuta nel carcere di Pesaro.
Secondo le prime valutazioni medico-legali, il decesso sarebbe stato causato da un’unica coltellata inferta con forza mentre aggressore e vittima si trovavano uno di fronte all’altra. Pennesi avrebbe tentato di evitare il fendente, circostanza che troverebbe riscontro nello stiramento del muscolo sternocleidomastoideo, compatibile con un movimento improvviso del collo. La lesione avrebbe provocato un’importante emorragia, probabilmente di origine arteriosa, risultata fatale solo dopo un intervallo di circa due ore. Tra gli elementi evidenziati dal medico legale figura anche la possibilità che un tempestivo intervento per bloccare l’emorragia o un rapido accesso al pronto soccorso avrebbero potuto aumentare le possibilità di sopravvivenza.
Gli esami tossicologici hanno inoltre rilevato la presenza di cocaina nell’organismo della vittima. Restano invece da chiarire le ferite riscontrate alla testa. Una, in particolare, presenta caratteristiche compatibili con un corpo contundente dalla forma tondeggiante. Per questo motivo il medico legale procederà a confrontare le lesioni con un manubrio sequestrato dalla polizia scientifica nell’appartamento, per verificare un’eventuale compatibilità.
Gli investigatori stanno cercando di ricostruire anche le fasi successive al ferimento. Nell’abitazione sono state repertate numerose tracce di sangue, comprese evidenti strisciate di trascinamento, mentre alcuni vicini hanno riferito di aver udito rumori riconducibili a una violenta colluttazione.
La versione fornita da Isabella Di Mattia presenta ancora diversi aspetti al vaglio degli inquirenti. La donna ha dichiarato di essere rimasta fuori dall’appartamento per pulire il sangue presente sulle scale e di aver tentato di tamponare la ferita del compagno, sostenendo però che sarebbe stato lui stesso a rimuovere la fasciatura. Dalle verifiche sarebbe inoltre emerso che qualcuno rispose al cellulare di Pennesi assicurando agli interlocutori che il 62enne stava bene e si trovava al pronto soccorso, nonostante fosse ancora nell’abitazione.
Il sostituto procuratore Riccioni ha concesso trenta giorni al consulente per depositare la relazione definitiva. Una volta completati gli ulteriori accertamenti, compreso l’esame delle lesioni alla testa, la salma sarà restituita ai familiari per consentire lo svolgimento delle esequie.
Nel frattempo proseguono le indagini della polizia scientifica, che analizzerà eventuali tracce biologiche presenti sul manubrio sequestrato e le impronte repertate sul coltello. La donna ha dichiarato che l’arma apparteneva a Pennesi e che lui l’avrebbe utilizzata in passato per minacciarla. Il coltello, tuttavia, è stato rinvenuto all’interno del portafoglio custodito nella borsa della stessa indagata. La 33enne resta in carcere con l’assistenza del suo difensore, l’avvocato Massimo Pistelli.

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