“Un Cda dell’Atac allargato da tre a cinque membri per accontentare gli appetiti dei partiti, e soprattutto per piazzare tutti i sostenitori di Vince Civitanova”. Così il gruppo consiliare del Pd di Civitanova in una nota stampa in cui sottolinea come “nelle nomine sono rientrati parenti di politici e in un intreccio di interessi, che coinvolge anche aziende private, si muove la giunta di Ciarapica che incappa pure in un incidente procedurale in consiglio comunale per il quale è stata inoltrata diffida per falso ideologico. Sono le partecipate il terreno su cui la destra sta mostrando il suo vero volto, in spregio ai basilari principi di competenza e di etica. Uno dei casi è quello di Daniele Rossi (Vince Civitanova), fratello della consigliera comunale Monia Rossi (Vince Civitanova), nominato nel Consiglio di amministrazione dell’Atac. Lei e’ socio nella ditta di famiglia (con il Padre), la Servecologic Srl, che con l’Atac ha rapporti di lavoro e che, solo nel 2016, in seguito a gara di appalto, ha gestito lavori (smaltimento dei fanghi del depuratore) per circa 200 mila euro. Daniele Rossi, risulta (come dal suo curricula) impiegato della Servecologic dal 2006 al 2016. Nel 2018 sarà tempo di rinnovare l’appalto. Vi e’ un problema di incompatibilità, di conflitto di interessi, che solo Ciarapica e la destra fanno finta di non vedere. Sulle vicende legate alle nomine delle partecipate è stata inoltre presentata una diffida per falso ideologico in merito alla delibera consiliare, votata il 2 agosto, relativa ai ‘Provvedimenti per le nomine dei rappresentanti comunali in enti e istituzioni’. Quel documento si rifaceva ad un atto precedente, votato nel 2012, ma ne ometteva una parte sostanziale, e cioè quella che allargava anche agli assessori, oltreché al sindaco, i fattori di incompatibilità. Sebbene evidenziato l’errore nel corso della seduta, il Presidente del consiglio comunale, il Segretario e il Sindaco non hanno ritenuto di dover modificare l’atto e lo hanno messo al voto. In conseguenza è stata inoltrata una diffida per falso ideologico al Sindaco, al Presidente del Consiglio Comunale, al segretario generale del Comune, al Dirigente responsabile del settore e, per conoscenza, alla Prefettura di Macerata, con la richiesta che la delibera venga annullata per il principio di autotutela della p.a.,artt. 21 octies e 21 nonies L. 241/90 s.m.i.




