LO PSICOLOGO RISPONDE: “LO STRESS DA LAVORO”

stress_lavoroAlcuni articoli apparsi su alcuni quotidiani favoriscono alcune riflessioni su ciò che è definito ‘stress da lavoro’ o, più correttamente, “disturbo post-traumatico da stress”. Le inchieste hanno messo in risalto gli sforzi delle grandi multinazionali per monitorare il malessere manifestato dai propri dipendenti. Ci si è così accorti che questo malessere non era affatto fittizio, come in molti avevano sostenuto. Questo disagio si manifesta sia con sintomi psichici (ansia, depressione, tensione, ecc…), che fisici (ulcera, vertigine, cefalea, palpitazioni, calo delle difese immunitarie, ecc…). Lo stress colpisce indifferentemente tutti i livelli dell’organizzazione aziendale, nessuno escluso. Un’analisi dettagliata condotta negli Stati Uniti mostra che nell’industria le perdite economiche causate dallo stress professionale sono valutate in circa duecento miliardi di dollari l’anno. Per coglierne la portata basti pensare che l’ammontare di questa perdita corrisponde alla somma dei profitti di cinquecento imprese che figurano sulla lista della rivista. E’ ovvio che la soluzione del problema dello stress non possa essere cercata in un ritorno al passato, anche perché dalla tecnologia traiamo un certo numero di vantaggi a cui nessuno di noi sembra seriamente intenzionato a rinunciare. Dovremmo più semplicemente prendere atto del fatto che, purtroppo, moltissime aziende creano ambienti di lavoro patogeni, utilizzando metodi di gestione delle risorse umane del tutto inadeguati, anzi spesso privi di qualunque senso. In special modo per quanto concerne l’ambiguità sugli obiettivi da perseguire, sugli strumenti da adottare per raggiungerli, sulla reale portata del proprio potere e della propria responsabilità all’interno dell’organizzazione del lavoro.
Sull’ esempio di alcune esperienze già sperimentate, ritengo che una soluzione ipotizzabile possa essere quella di ‘umanizzare’ i luoghi di lavoro. Introdurre un “clima” capace di valorizzare le professionalità e di avere riguardo per la dignità delle persone. Operazione tanto più indispensabile in quanto nella nostra società un numero crescente di persone spende attivamente il proprio tempo sempre meno all’interno dei ‘gruppi primari’ (la famiglia) a favore di quello consumato nei ‘gruppi secondari’ (scuola, luoghi di lavoro, ecc). La tanto abusata massima “Il lavoro nobilita l’uomo”, rischia di rimanere una pessima boutade se si dimentica che essa può essere vera soltanto se l’individuo è messo nella condizione di poter prima nobilitare il proprio lavoro.
Chi ha avuto ‘il coraggio’ di fare questa scelta ha potuto costatare due vantaggi: la radicale diminuzione del malessere dei propri dipendenti ed un netto miglioramento della loro capacità produttiva. Si è ‘scoperto’ che una migliore qualità della vita sul lavoro è del tutto compatibile con le esigenze del mercato. Diciamolo: si tratta della scoperta dell’Uovo di Colombo. Stupisce un poco che in molti facciano, tuttora, fatica a comprenderlo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *