Nel titolo è sintetizzato quanto ha detto nel corso di un riuscitissimo incontro la sovrintendente di archeologia delle Marche, dr.ssa Maria Cecilia Profumo, invitata a parlare sulla “Storia delle Anfore del Mediterraneo” nella sede dell’Associazione Medusa, nell’omonimo moletto del porto di Civitanova. Un contatto che ha preso avvio fra la studiosa marchigiana e il presidente dell’associazione nautica, Giorgio Paolucci, quando la “Medusa” ha avuto la possibilità di venire in possesso di un’antica anfora romana, finita evidentemente nelle reti di qualche peschereccio, che è posta in bella evidenza proprio all’ingresso della sede della struttura adiacente il Club Vela. In questo caso, come deve avvenire in ogni simile circostanza, il ritrovamento è stato segnalato, nei tempi previsti, al Sovrintendente dei Beni Archeologici, in quanto ogni reperto archeologico, in terra o in mare, costituisce un bene dello Stato e come tale va tutelato. Ci sono, a tale riguardo, precise normative del codice civile e leggi dello Stato, sulle quali ovviamente non è il caso di soffermarsi, anche se la dr.ssa Profumo ne abbia fornito un’ampia informazione.
Al di là delle precise normative che esistono sui reperti archeologici, le anfore raccontano aspetti di storia che affondano le radici in epoche lontane e perciò ci portano indietro di millenni. E ogni anfora fornisce agli studiosi notizie sulla zona di fabbricazione, la data e l’uso a cui erano destinate nei lunghi trasferimenti via mare, fiumi e laghi e via terra, per il trasporto più che altro di derrate. La loro forma a punta alla base era il modo per garantirne il trasporto sovrapponendole in vari strati, per cui l’insieme veniva ad assumere una maggiore consistenza.
Ogni epoca antica, si presume dal II al III millennio a.C., ha avuto le sue anfore, per cui le stesse rappresentano un fossile che ci consente di conoscere degli aspetti di vita dell’antichità. Varie epoche, dunque, e di conseguenza varie forme strutturali, ma con i medesimi criteri di costruzione con l’uso dell’argilla, facile da modellarsi, quindi essiccata e successivamente cotta in quelle che erano le primordiali fornaci. La dr.ssa Profumo si è soffermata a lungo, con l’ausilio di slide, sulle tipologie delle anfore che hanno contraddistinto varie epoche: da quelle egiziane e orientali, a quelle fenice e puniche, al tipo greco ed etrusco, al tipo ellenistico, soffermandosi maggiormente su quelle del periodo romano al quale appartiene l’anfora che è momentaneamente custodita nel Moletto Medusa che risale alla metà del primo secolo a.C. e che vale la pena andarla a vedere, prima che venga sottoposta, in un sito adeguato, al necessario restauro che le garantirà la massima conservazione.
Presenti di riguardo all’incontro, che ha visto una massiccia partecipazione di persone, la presidente della locale sezione dell’Archeoclub. prof. Anna Maria Vecchiarelli, e il presidente del Centro Studi Civitanovesi, prof. Alvise Manni.
In conclusione, un bell’incontro che si è svolto, in pratica in mezzo al mare, seppure per pochi metri dalla riva, e anche per questo la dr.ssa Profumo, prima di intrattenersi nell’emozionante carrellata sulle anfore , le vie di comunicazione via terra e via mare e tanti altri particolari di interesse, ha inteso dedicare un minuto di raccoglimento alla tragedia che in questi giorni si sta svolgendo nel Mediterraneo. Alla conclusione l’immancabile omaggio dell’Associazione Medusa con un aperitivo a base di “cozze alla marinara” e buon vino, ben accolti da tutti (Vittorio De Seriis)
Nella foto: la dr.ssa Maria Cecilia Profumo e il Giorgio Paolucci.






