LE NOSTRE CITTA’ VERE COMUNITA’ O AGGREGATI DI INDIVUDI CHE ABITANO “UN NON LUOGO”?

misura-bambinoIl tema della città a misura delle bambine e dei bambini è una sorta di cartina di tornasole che dovrebbe permetterci di comprendere se le nostre città sono ancora delle vere comunità e non degli aggregati di individui che abitano un “non luogo”, uno spazio cioè nel quale non è possibile trovare dei punti di riferimento esistenziali, uno spazio in cui è possibile incontrare l’umanità in tutte le sue dimensioni, sfaccettature, diversità. Allora una città è abitabile dai nostri figli solo nella misura in cui noi adulti siamo in grado renderla tale. Allora è certo che dobbiamo pensare alla città in senso fisico affinché in essa possano essere scovati o costruiti spazi nei quali i minori possono sentirsi a loro agio, possono sentire come dei loro luoghi. In cui possono cogliere che gli adulti si occupano sul serio di loro. Tuttavia credo che sia altrettanto necessario che la città sia sentita tale dalle bambine e dai bambini perché in essa possono trovarvi quel “nutrimento” culturale che permetta loro di sviluppare un pensiero divergente, un pensiero non conformista, un pensiero che rappresenti lo sviluppo delle possibilità creative ed originali proprie di ogni essere umano. Una società come la famiglia è tale se è in grado di creare uomini moralmente ed intellettualmente liberi. La sfida della globalizzazione può essere raccolta nella sua complessità, nelle sue potenzialità e nelle sue criticità solo da una generazione che “sappia pensare” un mondo nuovo, un mondo nel quale però l’uomo sia sempre al centro del progetto culturale e sociale e non invece, come troppo speso accade oggi, come un essere che conta solo per ciò che è in grado di consumare. I bambini debbono respirare nelle nostre città aria pulita, percorrere strade ed abitare piazze e luoghi in cui incontrare gli altri, ma debbono anche respirare ideali ed esplorare sentieri della mente che altrimenti sono condannati all’aridità, alla sterilità. Si tratta di una sfida terribile ma anche appassionante. In ogni caso è la sfida del terzo millennio. Perderla sarebbe catastrofico per l’intera umanità.

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