LA SINDROME DEL CENTRO SINISTRA

Queste elezioni ci consegnano una fotografia dell’Italia, che si ripete di decennio in decennio, con un popolo perennemente diviso tra il nord e il sud, tra guelfi e i ghibellini. Ma, anche quando vincono i guelfi, poi vengono fuori i guelfi neri e i guelfi bianchi. Una continua divisione in tutto, una frantumazione. Solo che la destra ha capito che con questa legge elettorale, che pur essendo stata dichiarata incostituzionale nessuno ha voluto cambiare, non può giocare nessuna partita se non sta unita altrimenti rischia di perdere, come molte volte le è successo a livello locale. Ha capito che l’alleanza deve essere indissolubile anche se poi, all’interno, c’è una competizione estrema. Il centro sinistra invece no. È capace di suicidi politici assistiti. Guardano al proprio ombelico e non guardano al risultato finale cioè alla vittoria e alla possibilità di governare vincendo le elezioni e dimostrando, nei fatti, la possibilità di tradurre le parole dei programmi in azioni di governo che cambiano la vita degli italiani.
Divisi non potranno mai vincere e allora, in fin dei conti, anche quello del centro sinistra è populismo perché si indicano degli obiettivi che la mancanza di unità non farà mai raggiungere. E questo vale per il PD, per i Cinque Stelle, per Calenda. O si cambia mentalità o altrimenti sono destinati chissà per quanti decenni a soccombere al modello di società che la destra vuole. D’altronde, nella storia d’Italia e’ già successo che la destra con la sua propaganda si sia rafforzata anche governando, ma la memoria non appartiene alla maggioranza degli italiani. Il cuore del problema sta tutto qui, nel riconoscere le diversità ma sapere che la sintesi è indispensabile e bisogna lavorare faticosamente per raggiungerla. I rancori personali, gli egoismi di partito, gli organigrammi non possono bloccare questi processi e solo se ci saranno leader capaci di questo si potrà aprire una prospettiva diversa, la ricostruzione di un vero e unito centro sinistra, altrimenti ogni scenario da sconfitta sarà sempre presente. Riusciranno i nostri eroi a capire questo vitale ragionamento? La storia ci dice di no. Il cuore non può che farci sperare… Vedremo!
Di Giulio Silenzi

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