LA RESISTENZA NELLE MARCHE: MEMORIA, SACRIFICIO E LIBERTÀ

Lo storico Matteo Petracci, in occasione del Festa della Liberazione del 2026 ha preso la parola davanti al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, offrendo una ricostruzione intensa e partecipata della Resistenza nelle Marche, intrecciata a un ricordo personale carico di emozione.
Fin dall’adolescenza, il 25 aprile è stato per lui un giorno speciale. Ma quello del 2026 ha assunto un significato ancora più profondo: l’occasione di intervenire pubblicamente su un tema che riguarda la sua terra, le Marche, e la sua storia. Un momento vissuto con orgoglio e commozione, dedicato alla madre scomparsa, figura fondamentale nel suo percorso di studi e nella possibilità stessa di arrivare a quel traguardo.
Nel suo intervento, Petracci ha ricostruito le vicende della Resistenza marchigiana, inserendole nel contesto geografico e militare di una regione stretta tra l’Appennino e l’Adriatico, attraversata da due fondamentali linee difensive nazifasciste: la Linea Gustav e la Linea Gotica. Un territorio strategico, teatro di scontri, sacrifici e azioni di coraggio.
La Resistenza nelle Marche prende avvio subito dopo l’armistizio del settembre 1943, con i primi scontri ad Ascoli Piceno e sul Colle San Marco. Da lì si sviluppa una rete articolata di gruppi partigiani e di sostegno civile: nelle città operano i Gruppi di Azione Patriottica, mentre nelle campagne si diffonde una resistenza silenziosa ma decisiva. Famiglie contadine accolgono e nascondono soldati in fuga, prigionieri evasi e perseguitati, mossi da solidarietà umana e da un senso profondo di giustizia.
Il mondo mezzadrile, abituato nei secoli a strategie di sopravvivenza fondate sulla discrezione, diventa protagonista di una protezione diffusa. Un contributo che si intreccia con valori religiosi e universali, in netto contrasto con la propaganda razzista e violenta del fascismo.
Le vie di fuga si moltiplicano: verso la costa, lungo i fiumi, oppure attraverso i sentieri dell’Appennino, dove i monti della Laga, i Sibillini e le aree del San Vicino e del Catria diventano basi operative della guerriglia partigiana. Qui si organizzano anche gli aviolanci alleati, fondamentali per il sostegno militare.
Non mancano azioni significative, come l’attacco al treno di Albacina nel febbraio 1944, che porta alla liberazione di circa 500 giovani renitenti alla leva. Un episodio simbolico, che mette in luce il senso profondo della lotta partigiana: combattere per porre fine alla guerra imposta.
Accanto agli uomini, emerge con forza il ruolo delle donne. Tra loro figure come Adele Bei e Walchiria Terradura, protagoniste attive sia nel supporto organizzativo sia nel combattimento diretto.
Con l’intensificarsi delle operazioni militari, soprattutto dopo lo sfondamento della Linea Gustav, la violenza si acuisce. Rastrellamenti e stragi colpiscono numerosi centri della regione, da Pozza e Umito fino a Jesi e Arcevia. Eppure, in alcuni casi, la Resistenza riesce a prevalere, come nella Battaglia di Valdiola, combattuta dal Battaglione Mario, formazione eterogenea che riuniva combattenti di diverse nazionalità, religioni e provenienze sociali, guidati da Mario Depangher.
Tra i protagonisti di quella esperienza figura anche Enrico Mattei, futuro fondatore dell’ENI, a testimonianza di quanto la Resistenza sia stata un crocevia di storie e destini.
Dopo la liberazione di Roma, la guerra si sposta verso nord. La conquista del porto di Ancona, avvenuta nel luglio 1944, rappresenta un passaggio strategico per gli Alleati. Ma i combattimenti proseguono fino alla liberazione di Pesaro e all’arresto del fronte sulla Linea Gotica.
Un anno di lotta, poco meno, ma sufficiente a lasciare un’eredità duratura. Come sottolinea Petracci, documenti e immagini dell’epoca restituiscono un messaggio chiaro: la Resistenza non fu solo guerra, ma anche fratellanza tra popoli, solidarietà e rifiuto del suprematismo.
Una lezione che resta attuale. Grazie a quella stagione, l’Italia vive da oltre ottant’anni in democrazia, fondata su una Costituzione che rappresenta il lascito più prezioso di quella lotta. Una Costituzione viva, inclusiva, capace di parlare ancora alle nuove generazioni.

Una risposta

  1. Sandro grilli ha detto:

    L’onesta’ della nostra gente ha unito interessi diversi creando le regole constituzionali per la creazione di un paese unico al mondo per civilta’ e democrazia!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *